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Nuovo scossone per BolognaFiere, il presidente Boni in uscita

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Nuovo scossone per BolognaFiere, il presidente Boni in uscita

«A queste condizioni non sono disponibile a continuare il mio mandato». Non recrimina nulla se non il suo profilo di uomo di industria super partes Franco Boni, nominato un anno fa presidente-pompiere di BolognaFiere per spegnere l’incendio acceso dai conflitti tra soci pubblici e privati e traghettare l’ente espositivo nell’era post Campagnoli. Mestiere che gli è riuscito bene: i conti sono tornati in ordine (il 2016 si è chiuso con quasi 3 milioni di utile e 130 milioni di fatturato, anche se sono le fiere estere a tenere a galla i bilanci della Spa bolognese), i costruttori di macchine agricole hanno rinnovato il contratto per Eima fino al 2030 ed è in partenza il piano di restyling da 94 milioni di euro atteso da anni.

Ma i conflitti tra soci pubblici e privati stanno di nuovo avendo il sopravvento sotto le Due torri, dopo la svolta pubblicistica dell’expo. E su statuto, ricapitalizzazione e conferimenti di asset (il Palazzo degli Affari dalla Camera di commercio e il Palacongressi dal Comune) non trovano la quadra. Così si fa largo l’ipotesi di un uomo nuovo al comando e il nome che circola con più insistenza per riportare la pax sociale, con l’avallo del sindaco Virginio Merola (primo azionista di BolognaFiere con il 24% delle quote), è quello di Gianpiero Calzolari, presidente Granarolo e vicepresidente dell’expo di via Michelino.

Boni ricorda che «avevo previsto un anno fa che la mia prestazione durasse un anno e ho dato la mia disponibilità, se c’era la necessità per equilibri interni, di proseguire. In questi mesi c’è stata una grande fatica da parte di tutti per cercare di ottenere di nuovo credibilità e scongiurare il rischio che le grandi manifestazioni come Eima o Cersaie se ne andassero. Ma l’unità di intenti di un anno fa non si è più ritrovata. In Cda si fa fatica a trovare l'accordo anche su passaggi non strategici». Da qui un documento ufficiale alla stampa in cui il manager reggiano prestato a Bologna (con un passato alla guida di Fiere di Parma) tira le somme del suo mandato e, di fatto saluta.

Lasciando però nero su bianco l’ineludibile futuro di BolognaFiere, a prescindere da chi ne avrà le redini e dal controllo pubblico o privato: «I conti della Spa BolognaFiere sono in perdita, zavorrate dal megaparcheggio multipiano e da una rigidità dei costi del personale che non ha pari nel mercato fieristico, il turnover delle attività caratteristiche del quartiere è sceso dai 58,8 milioni del 2011 a 47,4 milioni del 2015. Sul tema dei 123 licenziamenti (tutti rientrati dopo l’annuncio, ndr) sono stato lasciato con il cerino in mano dagli azionisti», replica a proposito della vertenza sindacale per il taglio del personale, additata come il suo principale errore politico al timone di via Michelino.

Così come sul processo di aggregazione con le altre fiere Boni ritiene che Bologna non possa tornare indietro e dà la sua disponibilità a portarlo avanti anche con un ruolo di facilitatore super partes, se mai la holding fieristica con Parma e Rimini dovesse vedere la luce (Boni, tra l’altro, resta in carica come vicepresidente dell’associazione nazionale delle fiere Aefi). «Dobbiamo tutti rafforzarci nella competizione globale, non possiamo lasciare che la maggior parte dell’aiuto e dei fondi del Governo, come il piano da 76 milioni di euro per l’internazionalizzazione delle fiere tramite Ice, finisca sempre a Fiera Milano. Non aboliamo i campanili ma facciamoli suonare tutti alla stessa ora. Bologna Fiere non può permettersi l’isolamento, deve cercare di moltiplicare gli accordi con i grandi colossi fieristici», conclude Boni che sta trattando un’iniziativa con Francoforte, prima società fieristica al mondo, che potrebbe decollare nella primavera 2018.

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