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Una Ferrari «super veloce»

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Una Ferrari «super veloce»

  • –Mario Cianflone

Fiorano Modenese

Una Ferrari stradale con numeri del genere non si era mai vista: 800 cavalli, 12 cilindri rigorosamente a V di 65 gradi, 718 Nm. La nuova 812 Superfast è infatti la più prestazionale della storia del Cavallino. Destinata a sostituire la F12, non può essere considerata un restyling, anche perché è il frutto non solo di soluzioni meccaniche e tecnologiche, ma anche del più avanzato studio aerodinamico mai effettuato dalla casa. E la linea, scaturita dal team guidato dal chief designer delle Rosse, Flavio Manzoni, non è finalizzata a trovare un facile effetto “wow!”, bensì ad abilitare soluzioni aerodinamiche fortemente innovative e finalizzate al conseguimento delle più elevate prestazioni.

La fiancata è scavata a fini aerodinamici e tutte le superfici concorrono nella definizione dei flussi d’aria, che attivano device passivi per il controllo di portanza e deportanza. L’alettone posteriore è stato alzato di 3 cm e arretrato di 6 cm, mentre i passaruota posteriori sono attraversati dal flusso d’aria per offrire maggior carico aerodinamico in velocità. L’effetto suolo è abilitato con un sistema di deviatori mobili passivi. Nella coda troviamo il tema dei doppi fari tondi già proposto dalla GTC4 Lusso, che sono visivamente abbinati alle due coppie di scarichi, mentre all’anteriore i gruppi ottici full-Led sono disegnati intorno alle prese d’aria.

La 812 Superfast è la prima Ferrari dotata di servosterzo elettrico, adotta un sistema di sterzatura del retrotreno migliorato(Passo corto virtuale 2.0) rispetto a quello della F12 Tdf e porta al debutto la versione 5.0 del sistema Side slip control (Ssc), che gestisce tutta la rete elettronica.

Il motore, posto in posizione anteriore centrale, è un’evoluzione del precedente V12 aspirato con cilindrata portata a 6,5 litri. Adesso eroga 800 cavalli a 8.500 giri, mentre l’80% della coppia massima (ben 718 Nm) è già disponibile ai 3.500 giri. L’incremento delle performance è ottenuto grazie anche all’adozione di un impianto di iniezione diretta a 350 bar e ai condotti di aspirazione a geometria variabile derivati concettualmente dai motori F1 aspirati. La trasmissione automatica a doppia frizione è stata ottimizzata, riducento i tempi di cambiata in up e in down. La 812 è accreditata di una velocità di 340 km/h, un tempo di 2,9 secondi da 0 a 100 km/h e arriva a 200 orari in un lampo: 7,9 secondi.

L’abbiamo provata in pista a Fiorano e su strada intorno a Maranello. Il risultato è sorprendente per vari motivi. In primo luogo approcciare una vettura da 800 cavalli genera una certa apprensione, ben prima di premere il pulsante d’accensione rosso, e il V12 prende vita con un sibilo che si trasforma in rombo pieno e possente. Poi l’ansia cresce leggermente (in fondo siamo al volante di un’auto da 300mila euro), ma la plancia moderna e ben organizzata con strumentazione in parte digitale aiuta a farsi sentire a proprio agio.

Piede sul freno giù, cambio in automatico e manettino in modalità Sport (che poi è quella normale). Acceleratore dosato con calma e l’ansia sparisce. La vettura è docile e maneggevole. E risponde, grazie anche a uno sterzo che reagisce alle richieste del pilota in un modo che definire telepatico è riduttivo. È assolutamente superfast, super veloce: in un battito di ciglia si arriva a velocità impensabili. Mettendola in modalità Race, la 812 si esalta e sorprende di nuovo: il retrotreno riesce a scaricare una quantità di potenza esuberante con naturalezza e anche esagerando è difficile metterla in crisi. Anzi, anche in pista infonde un senso di sicurezza che accresce il piacere di guida, il divertimento puro con una macchina dalle prestazioni estreme.

In velocità sul dritto si apprezza il certosino lavoro svolto sull’aerodinamica, mentre in curva la 812 Superfast esibisce un’agilità telepatica tra curve e tornanti. Non sembra di guidare una sportiva lunga 4,65 metri.

I freni carboceramici fanno parte del “pacchetto” prestazionale ed emotivo di questa Rossa che segna record in fatto di prestazioni e adrenalina, ma senza dimenticare guidabilità e comfort. E questo lo si vede anche a bordo, dove troviamo una plancia da gran turismo caratterizzata da una rinnovata interfaccia uomo-macchina che si rivela semplice da usare. Qui però manca l’effetto “wow!”: la plancia è affascinante, ma i display usati potrebbero essere migliori. Si tratta del classico pelo nell’uovo in una vettura destinata a pochissimi, ma che contribuisce non poco ad alzare l’asticella dell’innovazione e dell’orgoglio dell’industria italiana.

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