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Srm: con la «Via della seta» l’export italiano crescerà del 3% entro il 2020

Quali opportunità offriranno allo sviluppo dei porti e dei traffici marittimi gli investimenti annunciati dalla Cina attraverso la Belt & Road Initiative?
Il programma della Cina definito “La Via della Seta”, che prevede nell’arco dei prossimi anni di attivare oltre 1.000 miliardi di dollari di investimenti per realizzare e rafforzare opere marittime, stradali, aeroportuali e ferroviarie, potrebbe stimolare una crescita dell’export italiano verso i Paesi del Far East, nel quadriennio 2017-2020, pari a circa 6 miliardi.
Si stima in sintesi una crescita media annua di traffici di poco meno del 3%, per un valore complessivo dell’export italiano di oltre 56 miliardi.

Queste le proiezioni di Srm – la società di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno di Intesa San Paolo – che ha dedicato un capitolo al tema, nell’ambito del quarto Rapporto sull’Economia marittima «Italian Maritime Economy» (si veda «Il Sole 24 Ore» del 13 giugno).
Lo studio è stato presentato nell’ambito del convegno «Scenari e geomappe di un Mediterraneo nuovo crocevia: l’Italia sulla Via della Seta», che si è svolto alla Sala delle Assemblee del Banco di Napoli.

Il Rapporto, giunto alla 4° edizione, che quest’anno utilizza innovative geo-rilevazioni del posizionamento delle navi, si basa su analisi realizzate in collaborazione con l’Università “Erasmus” di Rotterdam, la Kühne Logistics University di Amburgo ed il Sisi-Shanghai International Shipping Institute, con cui Srm ha siglato un protocollo di intesa per studi e ricerche congiunte.

In generale, per Srm, in contemporanea con l’avanzare degli investimenti infrastrutturali cinesi cresceranno i traffici nel Mediterraneo a una media annua del 3% raggiungendo quota 55 milioni di Teus. Se l’Italia avesse crescita uguale ai porti del Mediterraneo, i suoi scali aumenterebbero il traffico di circa 2,5-3 milioni di Teus al 2020 portando il totale a superare i 13 milioni. La via della seta accentuerà, secondo le previsioni della società di studi di Intesa San Paolo, un trend in atto. Si pensi solo che dal 2012 ad oggi la presenza di portacontainer nel Mediterraneo è cresciuta di oltre il 21%.

Nel mondo, il trasporto marittimo supera per la prima volta 10 miliardi di tonnellate e in questo contesto il Mediterraneo rappresenta il 20%. Al 2030 secondo le previsioni saranno 17 miliardi.
Senza dubbio, tali performance sono dovute essenzialmente al raddoppio del canale di Suez che inizia a registrare crescite a doppia cifra: +10,6% le tonnellate transitate nei primi 5 mesi 2017 sul 2016. Così come è cresciuta la presenza di navi nei tre principali porti container italiani (Gioia Tauro, Genova e La Spezia), che dal 2012 ad oggi si è incrementata dell’ 86,4% sull’insieme dei tre porti.

In Italia l’import-export via mare ha raggiunto 217 miliardi (+120% sul ‘97) con una crescita media annua del 4,3% ben al di sopra del tasso di crescita dell’economia. Nel 1997 era pari a 98 miliardi.

Massimo Deandreis, direttore generale Srm precisa: «Emergono chiaramente i segni di una accresciuta centralità del Mediterraneo nel contesto geo-economico mondiale e il rafforzamento della rotta Sud Mediterraneo Suez Golfo Cina. Di questo fenomeno l’Italia tutta può beneficiare fortemente. I porti del Nord, Genova e Trieste, come gate per l’accesso alla parte centrale dell’Europa. Quelli del Sud Italia, tanto sulla dorsale tirrenica che su quella adriatica, come terminali a servizio dellintero sistema industriale italiano. Ma occorre investire urgentemente sui collegamenti ferrovia-porti, sull’intermodalità e su una logistica portuale più efficiente. È su questi aspetti che si gioca la vera partita, anche per il futuro del Mezzogiorno».

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