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Siccità, per l’agricoltura è l’ora delle proteste

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Siccità, per l’agricoltura è l’ora delle proteste

La colonnina di mercurio non accenna a scendere e con la grande sete e le alte temperature si infiammano anche le proteste. Oggi gli agricoltori della Sardegna, piegati dalla siccità, hanno invaso le strade della regione bloccando anche importanti arterie. A organizzare la mobilitazione di 1.500 pastori e agricoltori è stata la Coldiretti che stima per l’agricoltura dell’isola un crollo del 40% delle produzioni agricole tra coltivazioni distrutte e difficoltà ad alimentare gli animali. La Coldiretti chiede dunque interventi urgenti per garantire la sopravvivenza delle aziende che scontano anche prezzi che non riescono a coprire i costi. Già ieri era stata chiesta al ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, la dichiarazione dello stato di emergenza.

Anche nell’Emilia Romagna, una delle regioni più colpite dalla siccità, si allarga il fronte dell’emergenza. Per Fedagri-Confcooperative dell’Emilia Romagna è positiva la decisione del governo di decretare lo stato di emergenza nel territorio delle Province di Parma e Piacenza, ma è necessario evitare scivoloni burocratici. Il presidente delle coop regionali, Carlo Piccinini ha affermato che« per consentire agli agricoltori le deroghe ai prelievi di acqua e il superamento del deflusso minimo vitale per irrigare i campi servono procedure burocratiche snelle, veloci e con corsie preferenziali. Se invece ostacoliamo la presentazione di queste richieste con eccessivi adempimenti amministrativi e creiamo troppe sovrapposizioni tra gli enti coinvolti, rischiamo di non ottenere il risultato da tutti sperato».
In Emilia Romagna a rischio la vendemmia e l’ortofrutta
Di giorno in giorno in Emilia Romagna le difficoltà aumentano. Senza un’adeguata e costante irrigazione sono ad alto rischio le produzioni ortofrutticole e la vendemmia per la quale Fedagri stima già un calo del 10%. Conserve Italia, poi, ha tagliato oltre 300 ettari di mais nell’areale piacentino, annunciando anche una resa produttiva inferiore del 20% per la raccolta del pisello in corso, riduzione che in alcune aziende tocca quote del 40 e 50 per cento.

E si teme anche per le ricadute su altri comparti. Per esempio gli agromeccanici del Cai (confederazione degli Agromeccanici e Agricoltori Italiani) affermano che dovranno fare i conti con un ridimensionamento delle operazioni in campo e dei servizi per il crollo fino al 60% del foraggio, la perdita dei secondi raccolti e i cali delle rese per lo stress idrico.
Una risoluzione del Pd al governo per avviare interventi urgenti
Intanto oggi è stata presentata in Commissione agricoltura della Camera (firmata dal capogruppo Nicodemo Oliverio e da tutti i deputati del Pd) una risoluzione che impegna il Governo ad attuare interventi urgenti per superare il grave problema della siccità che sta creando danni ingenti all’agricoltura e all’economia del paese. Si chiedono misure per ridurre il consumo dell’acqua in agricoltura, anche favorendo la diffusione di attrezzature meccaniche e tecnologiche per monitorare al meglio l’uso di acque reflue e di irrigazione; per favorire la realizzazione di impianti aziendali di raccolta, stoccaggio e uso irriguo sostenibile dell’ acqua; risorse aggiuntive straordinarie a interventi infrastrutturali per raccogliere l’acqua in eccesso e conservarla per il periodo primaverile/estivo e per progettare e realizzare tecniche innovative di ricarica degli acquiferi e di gestione delle risorse idriche a fini irrigui. Infine viene sollecitata un’accelerazione delle procedure per utilizzare le risorse finanziarie già disponibili per il settore irriguo.

Fondazione Barilla: troppi sprechi, perdite del 27%
Una ricerca realizzata dalla Fondazione Barilla for Food&Nutrition rileva che a livello mondiale ci sono 1,4 miliardi di chilometri cubi di acqua, ma solo lo 0,001% è disponibile per l’utilizzo da parte dell’uomo. Tra agricoltura, industrie e famiglie, è il settore agricolo a consumare di più con il 70% del prelievo destinato all’irrigazione.
In Italia – spiega il report - la disponibilità di acqua è molto elevata, ma va migliorata l’efficienza della gestione delle risorse idriche e occorre lavorare sulla domanda di acqua, attraverso un consumo di cibo più sostenibile. L’Italia, poi, conquista la palma degli sprechi con il 27% di perdite (23% al Nord e 30% nel Sud e nelle isole).

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