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Zootecnia, tagliati di due terzi i fondi per il controllo e la…

FINANZIAMENTI

Zootecnia, tagliati di due terzi i fondi per il controllo e la biodiversità

Mentre si parla tanto di benessere animale, di qualità delle carni e di ricerca genetica vengono tagliati i fondi alle Associazioni regionali allevatori (Ara), braccio operativo dell’Aia (Associazione italiana allevatori), in prima linea nello svolgimento di questi compiti. Lo stanziamento di 22,5 milioni si è infatti ridotto a 7 milioni con una pesante sforbiciata di oltre 15 milioni. Un ridimensionamento dei finanziamenti che è diventato un caso politico. Sotto accusa il ministero delle Politiche agricole.

La notizia è spuntata inaspettata dopo un lungo periodo di confronto acceso tra le Regioni sulle assegnazioni dei fondi. Ma ovviamente si ragionava sui 22,5 milioni. Da qui il duro attacco sferrato al ministro Maurizio Martina da Gianni Fava, assessore all’Agricoltura della Lombardia, la regione dove si produce il 45% del latte nazionale, il 40% della carne suina, il 30% di quella bovina e il 34% di carni avicole e uova.

Per Fava c'è stata una «dismissione arbitraria della rete di aiuti destinati alla biodiversità e al sostegno del sistema delle associazioni degli allevatori e si buttano al vento decenni di investimenti prevalentemente pubblici». Martina da parte sua ha replicato che il taglio è frutto di un’intesa in Conferenza Stato-Regioni tra il ministero dell’Economia e i presidenti delle Regioni» e quindi il Mipaaf è estraneo alla decisione.

Allarme dei sindacati: così fallisce il sistema
In campo sono scesi anche i sindacati di settore, Fai, Flai, Uila e Confederdia, che con un taglio del 70% delle risorse prevedono il definitivo fallimento del sistema allevatoriale e considerano «inaccettabile che a fronte di milioni di euro investiti sul rafforzamento del made in Italy, le Regioni e il Governo decidano di porre fine alla vita di un sistema d’eccellenza fondamentale per la zootecnia italiana». Anche per Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano, «il sistema allevatoriale italiano, garanzia assoluta per il mantenimento qualitativo del latte italiano, non può e non deve venire penalizzato in questo modo».

Assocarni da parte sua ha affermato che «In un momento in cui tutta la filiera zootecnica è impegnata in uno sforzo corale nella direzione dell’allevamento 4.0 al fine di rispondere alle attese dei consumatori sui temi del miglioramento genetico, del benessere degli animali e della riduzione del farmaco in allevamento, sarebbe insensato tagliare del 70% il finanziamento alla ricerca di Aia».

Cia: necessaria una riforma, così è un carrozzone
Non c’è invece sintonia tra le organizzazioni agricole. Confagricoltura e Cia sono infatti molto critiche con il sistema Aia che è di area Coldiretti. Confagricoltura Lombardia, oltre a contestare la scelta del Governo, attacca anche il piano di razionalizzazione del sistema con i commissariamenti delle Apa di Milano, Cremona, Pavia, Como, Varese e Brescia e chiede il commissariamento dell’Aia per «tornare a un sistema libero dalle logiche lottizzatrici delle ultime gestioni per assumere nuovamente il suo ruolo di aiuto tecnico, capace di innovazione».
Per Cia-Agricoltori italiani «il sistema va semplificato e riformato profondamente e il taglio proposto dal Governo può essere il punto di partenza di un nuovo percorso». In particolare la Cia sottolinea che i libri genealogici e i controlli funzionali sono elementi essenziali per la salvaguardia e la valorizzazione degli allevamenti italiani, «ma il sistema – precisa il presidente Dino Scanavino – è troppo burocratizzato, scarsamente efficace, un vero e proprio carrozzone. Un sistema che necessita di ampie riforme, puntando sul ruolo degli imprenditori agricoli»

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