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Farfisa: dai mitici organi ai citofoni hi-tech. Metamorfosi di…

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Farfisa: dai mitici organi ai citofoni hi-tech. Metamorfosi di successo

Era la metà degli Anni ’60 e Richard Wright dei Pink Floyd, Ray Manzarek dei Doors e John Paul Jones dei Led Zeppelin, ma anche Frank Zappa ed Elton John suonavano organi elettrici Farfisa, quelli che sembravano avere un inconfondibile suono acido. Quel brand, all’epoca leader indiscusso nel settore degli strumenti musicali, non esiste più: è passato di mano in mano, senza mai avere la forza di risollevarsi. Di quell’azienda, l’acronimo di “Fabbriche Riunite di Fisarmoniche”, è sopravvissuta solo la divisone per la produzione di sistemi di citofonia, nata nel 1967 e completamente autonoma dal 1993, grazie all’intervento diretto della famiglia Cupido.

L’intuizione del distacco la ebbe Armando Cupido, oggi 84enne, che decise di coltivare con il nome Farfisa un progetto industriale che rompeva con il passato illustre; oggi, l’azienda, guidata dal figlio Alberto, ha trovato un impulso internazionale e una vision completamente rinnovata con lo sviluppo di linee di prodotti dedicati alla comunicazione domestica. Usa un paradosso il ceo: «Quel transistor che era il cuore delle tastiere, ora continua a vivere nei citofoni». «Sono cambiati i prodotti finali – aggiunge –, ma oggi come allora, per noi è rimasta centrale la ricerca applicata alle nuove tecnologie: siamo ugualmente creativi, concreti e senza peraltro perdere quella dedizione artigiana».

L’azienda osimana esporta in 60 paesi al mondo, «che sono tanti se rapportati alle dimensioni del team produttivo (42 addetti)» e dai quali raccoglie l’80% del fatturato totale (superiore agli 8 milioni, ndr.), con Arabia Saudita e Regno Unito che rappresentano «i primi due consolidati mercati di sbocco».

“L’export vale l’80% del fatturato. Arabia Saudita e Regno Unito i primi due consolidati mercati di sbocco ”

Alberto Cupido, ceo di Farfisa 

L’obiettivo è crescere nel 2017 di un altro 10%, mantenendo l’attuale equilibrio tra mercato interno («ancora troppo dipendente dalla crisi delle costruzioni») ed estero, dove le nuove frontiere sono rappresentate dai paesi del Nord Africa e la Norvegia. Un mercato ampio e con condizioni climatiche estreme e diversificate, per le quali c’è bisogno «di un prodotto che funzioni perfettamente a meno 20 gradi e a più 50, una verifica maniacale che viene effettuata all’interno delle nostre camere climatiche».

C’è un altro punto di forza del quale Cupido si dice orgoglioso e che rappresenta una sorta di continuità rispetto alla stagione degli organi elettrici: «Se si esclude la componentistica specifica, che importiamo dal Giappone come fanno tutti i nostri concorrenti, forme, funzioni e tecnologie sono tutte concepite, sviluppate e realizzate nelle Marche».

Come per l’ultimo nato, la pulsantiera Alba, presentata in occasione del proprio cinquantennale: è stata sviluppata in collaborazione con il designer marchigiano Alessandro Andreucci. «Un nome evocativo e luminoso per esprimere un traguardo imprenditoriale – chiosa Cupido – per un prodotto che custodisce un cuore tecnologico avanzato e compatibile con tutti i posti esterni e interni Farfisa». Ma anche un esempio concreto di domotica light, ovvero alla portata di tutti, sia dal punto di vista economico che della facilità di utilizzo.

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