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Dall’efficienza energetica una spinta al Pil del Paese

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Dall’efficienza energetica una spinta al Pil del Paese

L’efficienza energetica è un driver dei processi di innovazione nella produzione e nel consumo di energia ed è diventata prioritaria nei piani europei e nella Strategia energetica nazionale. Non solo: essa ha reso possibile la nascita di una filiera industriale italiana che potrà ancora crescere man mano che l’Europa chiederà ulteriori sforzi su questo versante. È questa la fotografia contenuta nel quarto Rapporto sull’efficienza energetica realizzato da Confindustria, in collaborazione con Rse ed Enea, che oggi sarà illustrato nel corso di un convegno alla presenza del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.

«Considerando la leadership tecnologica delle aziende italiane in questi settori - spiega Giuseppe Pasini, presidente del gruppo tecnico Energia di Viale dell’Astronomia - riteniamo che l’efficienza energetica possa essere una grande opportunità di verificare la capacità del nostro tessuto industriale di “fare sistema” per rafforzarsi nel mercato nazionale e internazionale».

L'IMPATTO
Potenziale effetto delle politiche di efficienza energetica. Stime del contributo di ciascun settore sul sistema economico nazionale tra il 2016 e il 2030. Dati in milioni di euro. (Fonte: Confindustria)

Senza contare i benefici per gli utenti che il documento, coordinato dall’area Politiche industriali, guidata da Andrea Bianchi, e firmato da Massimo Beccarello, vicedirettore Energia e Ambiente di Confindustria, Andrea Andreuzzi e Elena Bruni, mette in fila. Un esempio su tutti: gli apparecchi di nuova generazione «si prevede possano far risparmiare ai consumatori 100 miliardi di euro - circa 465 euro per ogni casa - nelle bollette energetiche al 2020».

NOI E GLI ALTRI
Tasso cumulato di variazione Intensità energetica per gli anni 1995-2005. (Fonte: Confindustria)

Quanto ai riverberi, il rapporto considera due possibili scenari: il primo, “reference”, che mostra lo sviluppo delle tecnologie per l’efficienza energetica nel caso in cui fossero raggiunti gli obiettivi previsti dalla Sen al 2020, senza ulteriori target vincolanti; il secondo di “policy” tiene invece conto del percorso chiesto da Bruxelles che vede nell’efficienza energetica una risposta alla decarbonizzazione in presenza di un vincolo alle emissioni nazionali al 2030. Se dunque venissero implementate tutte le misure di policy per sostenere la domanda e incentivi adeguati per rilanciare l’offerta di tecnologie, la domanda finale al 2030 aumenterebbe di 543 miliardi, con un incremento del valore della produzione industriale di 1.019 miliardi di euro (1,9% medio annuo) e un’occupazione più elevata di 5,7 milioni di Ula (unità di lavoro standard, +1,4% annuo). Considerando poi il contributo di ciascun settore sull’impatto macroeconomico complessivo nel secondo scenario, l’intervento più consistente è ipotizzato nel residenziale (222 miliardi di euro cumulati), che da solo attiva circa la metà degli incrementi previsti sia in termini di produzione industriale (433 miliardi) che di occupazione (2,8 milioni di Ula).

Il rapporto valuta poi gli effetti sul bilancio statale, ritenuti positivi per 69,1 miliardi, e quelli per il sistema energetico (37,7 miliardi di risparmi). Mentre il Pil crescerebbe, nei primi cinque anni, a una media dell’1,52% annuo nello scenario policy (contro il +1,07% nell’altro scenario), per poi passare al +1,50% nel periodo 2025-2030, con lo stesso distacco dall’altro scenario. L’efficienza energetica, dunque, come volano per la crescita. A patto che, suggerisce Confindustria, si adotti un approccio strutturale sul tema, si integrino maggiormente le politiche ambientali di sostenibilità con quelle energetiche e si effettui una scelta precisa sui vincoli di spesa che bloccano molti investimenti ad alto potenziale.

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