Impresa & Territori

I territori della Lombardia più amati dalle imprese

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I territori della Lombardia più amati dalle imprese

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Dotazione infrastrutturale; capitale umano; giovani con un elevato livello di istruzione. Sono questi alcuni dei fattori che contribuiscono a rendere attrattivo, o alternativo, un territorio rispetto a un altro. A mettere in fila le dodici province lombarde è la ricerca della Liuc, università Carlo Cattaneo di Castellanza, che ha esaminato una serie di parametri arrivando alla fine a sintetizzare un indicatore. “Firm drain - Firm gain. Favorire la localizzazione di imprese sul territorio” – questo il nome dello studio, destinato a ripetersi negli anni dando vita a un osservatorio che comprenderà anche indicatori sulla qualità della vita e sul mondo del lavoro – alla fine mette in fila le aree lombarde per attrattività e quel che emerge è la prevalenza competitivà dell’area Pedemontana che ha «nell’infrastrutturazione, nella qualità del capitale umano, nell’alta concentrazione di imprese votate all’innovazione i suoi principali punti di forza» si legge nella ricerca.

A svettare, tra le singole province, è Milano, con un fattore di attrattività (calcolato su una scala da zero a 20) di 12,5. A seguire Monza e Brianza (11,7), Varese (9,8), Brescia (9,5), Bergamo (9,4). L’area prealpina e quella alpina secondo lo studio della Liuc mostra «una situazione di generale debolezza, con alcune eccezioni legate a quei territori caratterizzati da elevata turisticità». La fotografia meno lusinghiera riguarda però l’area meridionale della Lombardia, quella con le province di Pavia, Lodi, Cremona e Mantova: qui la «scarsa capacità di catalizzare imprese manifatturiere» è destinata a proseguire anche negli anni a venire anche a causa della «struttura produttiva, scarsamente competitiva e con bassa vocazione all’innovazione». La ricerca della Liuc mostra, infatti, anche una proiezione al 2020, dalla quale emerge uno scenario di sostanziale stabilità, con punte di maggiore sviluppo nell’area prealpina e alpina. «La stabilità è la caratteristica più diffusa dei territori lombardi per i prossimi anni, ma non si tratta necessariamente di un’accezione negativa», spiega Massimiliano Serati, direttore del Centro sullo sviluppo dei territori e sei settori della Liuc Business School. «Veniamo da un periodo di forti scossoni economico-sociali su scala macro e micro, che hanno modificato profondamente i territori e messo a dura prova le imprese – sottolinea Serati – L’unico obiettivo sembrava essere la resilienza. Ora, invece, possiamo dire di avviarci verso una fase pre-crisi e la “stabilità” è una condizione importante per consentire alle imprese manifatturiere di pianificare uno sviluppo sul medio-lungo periodo».

LA CLASSIFICA DELLE PROVINCE
Indicatore di attrattività di impresa. (Fonte: Liuc Business School)

Le condizioni che hanno contribuito al superamento della tempesta economica da parte del tessuto produttivo sono anche le caratteristiche che rendono le aree più competitive-attrattive: «Una adeguata dotazione infrastrutturale abbinata a una condizione di ricchezza diffusa, alla presenza di capitale umano qualificato, con un tessuto produttivo radicato e specializzato sono indubbiamente fattori di attrazione» conferma Massimiliano Serati. «Questi elementi – prosegue l’economista – confermano la vitalità e la capacità di competere e di rinnovarsi dei distretti e dei cluster produttivi, che sono tutt’altro che morti, come, invece, spesso, si vorrebbero dipingere. Analogamente, in un periodo di ragionamenti sull’impatto della digitalizzazione sul mondo del lavoro, emerge l’importanza di questa “voce” nello sviluppo di un’area rispetto ad un’altra. Le imprese – sintetizza Serati – guardano molto alla sostanza e meno ai massimi sistemi».

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