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Accordo Regione-Federlegno per il prelievo di legname in Emilia Romagna

la questione industriale

Accordo Regione-Federlegno per il prelievo di legname in Emilia Romagna

(Agf)
(Agf)

Una cabina di regia composta dalla Regione e dai rappresentanti delle imprese e dei vari territori per diminuire il gap che nel prelievo industriale di legno da boschi e foreste separa l’Emilia Romagna (e l’Italia) dal resto dell’Europa. È l’obiettivo dell’accordo tra FederlegnoArredo, l’associazione di categoria alla quale fanno capo le aziende del settore, e la Regione Emilia Romagna. L’allineamento con i valori medi del resto dell’Europa, dove il prelievo raggiunge il 60% della ricrescita annua, resta un traguardo irraggiungibile per l’Italia, che si ferma a una percentuale inferiore al 20%.

«Ma una forte politica di filiera – dice il presidente nazionale dell’organizzazione di categoria Emanuele Orsini – potrebbe consentirci di aumentare la quota di un 10%». Risultato che permetterebbe di allentare la forte dipendenza dall’estero nell’approvvigionamento della materia prima. Anche in Emilia Romagna le importazioni raggiungono infatti l’80% del fabbisogno totale.

L’accordo è stato raggiunto nel corso della tappa bolognese del roadshow nazionale con il quale l’associazione sta mappando i territori per rafforzare il collante con le imprese e cercare una sponda nelle istituzioni per incentivare lo sviluppo del settore. Un appuntamento al quale il sistema del legno e del mobile della regione si è presentato con la forza dei grandi numeri, con quasi 2,2 miliardi di fatturato, dei quali 1 generato dall’arredo, circa 3.600 imprese e più di 17mila addetti. Numeri che fanno dell’Emilia Romagna la quinta regione in Italia per tutto il settore (che vale a livello nazionale 40 miliardi per 320mila occupati) e la terza per il solo legno, con oltre 2mila imprese e oltre 9mila lavoratori.

«Arriviamo da anni difficili – dice Orsini – e il bonus mobili in tre anni ci ha permesso di generare 4 miliardi di fatturato salvando 10mila posti di lavoro. Adesso il nostro è un settore dove ci sono spazi per creare nuova occupazione». Spazi che possono liberarsi affrontando uno dei temi più delicati, la riattivazione dei boschi e delle foreste in una regione che ha già recepito molto bene, dice l’associazione, i bandi sulla pioppicoltura, con 4mila euro di incentivi a ettaro.

«Per questo – prosegue Orsini – abbiamo deciso di creare una cabina di regia con tavoli di filiera che ci permettano di utilizzare al meglio il patrimonio boschivo della regione. Con una nuova politica in molte regioni la percentuale di prelievo potrebbe aumentare anche del 15%». Abete e faggio sono le essenze maggiormente richieste dall’industria del settore, che esporta oltre il 50% della produzione. E che deve competere in Europa con la zavorra di un 3% in più dei costi produttivi dati dagli scarti, che sono considerati rifiuti e non materiale che può essere riutilizzato.

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