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Mediaset-Sky verso la pace sull’onda della crisi della pay tv

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Mediaset-Sky verso la pace sull’onda della crisi della pay tv

DAI NOSTRI INVIATI
MONTECARLO - Dopo anni, quasi dieci, di guerra è tempo di pace tra Mediaset e Sky? Da quando il colosso TV della famiglia Berlusconi si lanciò nell'arena della pay tv, sino ad allora monopolio esclusivo di Rupert Murdoch in Italia, e da quando poi ha sfilato la pregiata Champions League allo storico rivale, i rapporti sono stati a dir poco tesi. Nel frattempo, pero', di acqua sotto i ponti ne è passata, compresa la crisi dei consumi delle famiglie, lo stallo del mercato pay tv, un matrimonio sfumato a un passo dall'altare (quello tra Vivendi e Mediaset Premium); e pure una tentata scalata ostile a tutta Mediaset da parte del raider francese Vincent Bollorè.

E allora ecco un riavvicinamento tra i due arci-nemici, oppure un accordo con con i nuovi nemici di Vivendi, oggi è meno difficile di un tempo. E il campo neutro dove siglare la pax televisiva con uno o tutti e due, potrebbe essere quello del calcio, e della Champions League in particolare. «A oggi non ci sono accordi. Non lo escludo. Certo, al massimo tutto si decide in questo mese, mese e mezzo».

Quella di Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente e amministratore delegato di Mediaset, ha tutta l'aria di una sostanziale apertura alla condivisione dei diritti europei per il 2017-2018. Tra un mese partirà la nuova stagione del torneo calcistico più seguito al mondo; e sarà anche l'ultima che il gruppo di Cologno manderà in onda (in esclusiva), prima che il tutto ritorni a Sky (che i diritti li aveva avuti per anni prima dello scoppio della guerra). Da Montecarlo, dove ieri sono stati presentati i palinsesti di Mediaset per l'autunno, Pier Silvio lo precisa più volte che non ci sono accordi, quasi a voler esorcizzare la cosa. «Si sente però che qualcosa sta cambiando nell'aria, soprattutto fra le (compagnie) telefoniche» che hanno mostrato e stanno mostrando sempre maggior intesse per i contenuti pregiati del calcio.

Il pensiero corre subito a Tim, che è controllata da Vivendi, e con cui un matrimonio sui contenuti sembra quasi naturale: «Da tempo dico che avrebbe senso, ma con la questione Vivendi è diventato tutto estremamente più difficile». Così come sul voltafaccia dei francesi: «La vendita era avvenuta. Poi è successo quello che abbiamo visto».

Comunque Mediaset guarda a un futuro che per Premium vorrà dire meno (o niente) calcio, con una vocazione che vuol tornare in qualche modo all'antico: focus sull'offerta generalista e con un ritorno sulla fiction.

Le novità per la prossima stagione sono tante: acquisizioni (il Canale 20 del Digitale Terrestre, e Radio Subasio) e nuovi servizi digitali. Occorrerà attendere all'autunno per capire cosa fare del canale acquisito definitivamente dal patron di Retecapri, Costantino Federico; e un po’ di più - fine anno o inizio 2018 - per per veder partire Mediaset Play, la nuova funzione permetterà la visione non lineare dei canali Mediaset, che trasformerà i vecchi canali tradizionali in una sorta di Netflix o Sky Go: una pay TV che completamente on Demand ma gratuita. La novità più rilevante saranno il chatbot (primo esempio di intelligenza artificiale applicata alla TV) e la possibilità di rivedere o riprendere programmi in totale autonomia e su qualsiasi apparecchio (telefonino, tablet, TV).

“Mediaset guarda a un futuro che per Premium vorrà dire meno (o niente) calcio, con una vocazione che vuol tornare in qualche modo all'antico: focus sull'offerta generalista e con un ritorno sulla fiction”

 

Bene la pubblicità, il cui aumento nel semestre, ha anticipato Berlusconi Jr “è nell'ordine del 2 per cento nel semestre, in un mercato che è invece calante”. Da quest'anno è partita la sperimentazione sulla addressable advertising, una pubblicità targettizzata con spot “personalizzati” anche via digitale terrestre. L' importante è avere la pay tv.

A margine c'è anche tempo per parlar di Rai, da una parte e di politica dall'altra. Il caso Fabio Fazio, dice Pier Silvio Berlusconi dicendo che non era Mediaset l'emittente che avrebbe preso accordi con il conduttore prima dell'intesa raggiunta invece fra Fazio e la Rai, è una dimostrazione di come la Rai “turba il mercato”. Quanto alla politica, l'auspicio del numero uno di Mediaset è che “mio padre si rimetta in gioco, che riscenda in politica. Non può candidarsi, ma può essere un aggregatore per il Centro-destra. L'ho visto molto in forma”.

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