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Il vino rischia di pagare il conto dei fondi bloccati

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Il vino rischia di pagare il conto dei fondi bloccati

Marka
Marka

Il vino italiano rischia di perdere la leadership sul primo mercato al mondo, quello Usa. Un primato nel giro d’affari (nel 2016 l’Italia ha venduto vini negli Usa per 1,35 miliardi di euro) raggiunto a fatica nel 2002 e mantenuto fino a oggi nonostante fra i vini italiani e quelli del principale competitor, la Francia, permanga ancora un forte gap di prezzo a favore dei transalpini. L’allarme è stato lanciato ieri da Nomisma e Business Strategies (società di consulenza che affianca nella promozione all’estero del vino circa 500 cantine italiane) che hanno realizzato un’elaborazione sui dati doganali relativi alle esportazioni nei primi cinque mesi del 2017.

Dalle cifre emerge che nel periodo gennaio-maggio 2017 le vendite di etichette italiane sono rimaste stabili (-0,1%) mentre quelle francesi stanno conoscendo una nuova primavera (con una crescita del 14,2%). Ma soprattutto il divario tra il giro d’affari italiano e quello francese si è assottigliato ad appena 52 milioni di dollari (726 l’Italia contro i 674 della Francia).

«E preoccupano anche i dati relativi alla Svizzera – spiega l’ad di Business Strategies, Silvana Ballotta -: un mercato comunque significativo, il sesto al mondo, e dove pure rischiamo di essere scavalcati dalla Francia. Numeri preoccupanti e che certo non possono essere ribaltati dalle positive performance messe a segno in Cina e Brasile che però ancora esprimono fatturati limitati e dove comunque assistiamo a progressi migliori dei nostri da competitor come il Cile che grazie agli accordi bilaterali vanta dazi agevolati».

Insomma una situazione preoccupante nella quale pesa come un macigno l’ormai insopportabile empasse su quella che è la principale leva competitiva del vino italiano: i 102 milioni l’anno messi a disposizione da Bruxelles cofinanziare al 50% i progetti di promozione del vino sui mercati extra Ue. Una fiche finanziaria importante ma il cui utilizzo negli ultimi mesi si è inceppato. A partire dallo scorso autunno un fuoco incrociato di ricorsi al Tar ha finito per bloccare circa 13 milioni di euro (che con il cofinanziamento privato portano a circa 26 milioni di mancati investimenti) relativi alla campagna 2016-17. Ma in assenza delle sentenze dei giudici amministrativi, attese entro luglio, sono finiti su un binario morto anche gli investimenti 2017-18 visto che ancora non viene definita da parte del Mipaaf la cornice di regole necessaria per la loro gestione.

Una situazione davvero grave e che ha spinto nei giorni scorsi, sette associazioni della filiera vitivinicola (Alleanza delle cooperative, Assoenologi, Cia, Confagricoltura, Federdoc Federvini e Unione italiana vini) a scrivere ancora al ministro Martina per manifestare il proprio disappunto. «Se in Francia e Spagna – si legge nella lettera - i bandi sono già stati emanati, i progetti valutati e approvati e i fondi assegnati e spesi noi continuiamo ad accumulare ritardi. Una pesante impasse che rischia di penalizzare fortemente un settore vitale per la nostra economia». Un rischio che nei dati di mercato già sta diventando realtà.

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