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Banche venete: Intesa e sindacati concordano 4mila uscite

IL NODO ESUBERI

Banche venete: Intesa e sindacati concordano 4mila uscite

Se il decreto legge per il salvataggio di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza ha incassato l’approvazione della Camera ed è ora approdato per l’approvazione al Senato, dal gruppo Intesa Sanpaolo e dai sindacati (Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin-Sinfub e Ugl) arriva un segnale molto forte: ieri, cominciando in tarda serata, quindi anticipando il passaggio in Senato, le parti hanno siglato l’accordo sindacale per la gestione delle 3.900 uscite, subordinandolo comunque all’approvazione definitiva delle Camere. Il risultato del negoziato che si è chiuso a tempi di record rispetta i numeri annunciati al momento del salvataggio.

Nel merito sono stati decisi 4mila prepensionamenti su base volontaria, di cui almeno mille nel perimetro delle ex Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza che dovranno essere realizzati entro quest’anno. Gli esodi saranno gestiti attraverso il Fondo di Solidarietà con permanenza massima a 7 anni per i lavoratori delle banche venete e a 5 per quelli di Intesa Sanpaolo. La prima finestra di uscita è fissata al primo ottobre 2017. La platea dei prepensionabili in Intesa e nelle banche venete comprende tutti coloro che maturano i requisiti pensionistici rispettivamente al 31 dicembre 2022 e al 31 dicembre 2024. Inoltre potrà accedere al pensionamento chi matura il diritto entro il 31 dicembre 2017. Le uscite saranno volontarie per tutti i bancari coinvolti e per quelli delle banche venete è stato deciso il mantenimento dei trattamenti di welfare in materia di previdenza complementare, cassa sanitaria, buoni pasto e degli accordi aziendali in vigore fino al 30 giugno 2017.

Per i sindacati si tratta di uno dei più importanti accordi realizzati nel settore perché, come spiega Mauro Bossola, segretario generale aggiunto della Fabi «abbiamo evitato i licenziamenti e messo in sicurezza lavoratori che fino a ieri vedevano duramente compromessa la propria stabilità lavorativa, ottenendo a loro favore garanzie sulle uscite volontarie e anche sulla contrattazione di secondo livello, senza nulla togliere ai dipendenti del gruppo Intesa Sanpaolo». Forte il messaggio rivolto alla classe politica. «Ora ci attendiamo che, con la stessa rapidità dimostrata dal sindacato, anche la politica faccia la sua parte completando l’iter di conversione del decreto da parte del Senato», aggiunge Mauro Incletolli, della segreteria nazionale di First Cisl. Per il segretario generale della Uilca, Massimo Masi, «è un accordo importante che rappresenta un tassello decisivo dell’intera operazione di salvataggio che anticipa le decisioni della politica in merito alla conversione del decreto in legge». Giuliano Calcagni, segretario nazionale della Fisac fa notare «il senso di responsabilità del sindacato che in 15 giorni ha chiuso con totale unità e in maniera efficiente un accordo che vuole essere anche un monito alla politica. A questo punto chiediamo però chiarezza e trasparenza e ribadiamo la necessità di fare pulizia tra i dirigenti delle banche venete: su questo misureremo lo spessore etico dei dirigenti di Intesa».

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