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Multe latte: Italia verso la condanna Ue

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Multe latte: Italia verso la condanna Ue

(Marka)
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L’Italia sembra non avere più alcuna possibilità di evitare pesanti sanzioni per non aver onorato i suoi impegni con Bruxelles sull'annosa questione delle multe latte. È in arrivo infatti la sentenza relativa alla causa C-433/15, ma le conclusioni dell'avvocato generale della Ue Eleanor Sharpston, pur non essendo vincolanti per la Corte di Giustizia Ue, sembrano non lasciare alcun margine di soluzione positiva per il nostro Paese. A due anni dalla fine del regime delle quote latte (aprile 2015) sul settore lattiero nazionale pende un carico di vecchie multe non pagate di oltre 2 miliardi.

È questo infatti il conto presentato dalla Commissione, prima con una serie di richiami (lettera di costituzione in mora nel giugno 2013 e parere motivato nel luglio 2014), quindi nel 2015 con l'apertura di una procedura di infrazione e il deferimento alla Corte di Giustizia. Tutti i pronunciamenti intermedi hanno rilevato l'inadempienza italiana e, come ricorda anche l'avvocato generale nelle conclusioni depositate il 13 luglio, a riconoscere il mancato rispetto delle regole è stata in più occasioni anche la Corte dei Conti italiana che ha anche profilato l’ipotesi di danno erariale.

La questione che va avanti da anni è sempre la stessa: l'Italia ha versato nelle casse di Bruxelles le multe per lo sforamento della produzione di latte dal 1995/1996 al 2008/2009 ma non ha recuperato le somme dagli allevatori splafonatori. A pagare dunque la salata bolletta sono stati tutti i contribuenti italiani.

L’avvocato generale Ue ricorda la stima della Commissione: importo complessivo di 2,3 miliardi di cui 1,7 non ancora rimborsati dai singoli produttori che hanno commesso le violazioni. Parte di questo importo sembra considerato perso (molte aziende negli anni hanno chiuso i battenti o cambiato ragione sociale) oppure rientra in un piano di recupero in 14 anni. Ricordiamo infatti che sono state ottenute dall'Italia due rateizzazioni. Per la Commissione sono dunque da recuperare 1,3 miliardi.

L’avvocato generale ripercorre le tappe della lunga e complessa legislazione italiana su questa annosa vicenda e il giudizio per il nostro paese è pesante: una legislazione inefficace, irrazionale e farraginosa che «ha reso estremamente difficoltoso per lo Stato italiano, se non impossibile procedere al recupero delle somme dai singoli produttori».

Ricordiamo che sulla vicenda hanno pesato anche gli scontri politici, La Lega, in particolare, si è sempre schierata dalla parte degli allevatori, poichè ha ritenuto errati i calcoli che hanno portato a definire i pagamenti.

Ora i nodi sembrano arrivati definitivamente al pettine e se la Corte accerterà l’inadempimento dell'Italia il nostro paese dovrà uniformarsi alla sentenza. L'alternativa è una nuova causa, ma l’avvocatura avverte: «Potrebbe comportare una condanna al pagamento di pesanti penali».

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