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Biochimica cede i flaconi al colosso austriaco Alpla e punta sui detersivi

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Biochimica cede i flaconi al colosso austriaco Alpla e punta sui detersivi

In un settore che vale quasi un miliardo di euro, come quello italiano dei detersivi (liquidi e in polvere) dove a dettar legge sono due colossi mondiali del calibro di Procter & Gamble (Dash) ed Henkel (Dixan) che controllano la metà del mercato e inglobano competitor, la vicenda dell’azienda familiare bolognese Biochimica conferma che c’è spazio per tutti, anche i piccoli, e che le strategie dei big sono replicabili anche in miniatura. La piccola Spa di Zola Predosa, fondata nel 1969 da Gianni Scapoli (tuttora unico proprietario con la moglie) e oggi guidata dalla figlia Paola, dopo aver acquisito negli anni ’80 il 100% della ferrarese Propack per verticalizzare internamente anche la fase di stampaggio plastico e avere in casa i flaconi di Hdpe e Pet, ha deciso di vendere per concentrarsi sul core business della detergenza, dove ha il know-how per fare la differenza.

A rilevare la Propack di Ostellato (una ventina di addetti, 6 milioni di euro di fatturato e 40 milioni di contenitori per detersivi prodotti ogni anno, finora assorbiti per il 99% da Biochimica) sono gli austriaci di Alpla. Nome ignoto alle masse, ma si tratta di uno dei più grossi gruppi internazionali di packaging plastico, con 172 stabilimenti produttivi in 45 Paesi, 18.300 dipendenti e 3,25 miliardi di fatturato, ancora saldamente in mano alla famiglia Lehner che l’ha fondato nel 1955, partendo dal lago di Costanza.

Propack non solo continuerà a operare e tutti gli addetti rimarranno in forze all’azienda, «ma sarà potenziata, perché serve ad Alpla per espandersi nell’area orientale del nostro Paese, finora scoperta», spiega Paola Scapoli, da cinque anni ceo di Biochimica. Il piano industriale triennale 2017-2019 prevede infatti una focalizzazione sulla detergenza, con una produzione interna e 100% made in Italy, per arrivare a 50 milioni di fatturato (oggi sono 42) sviluppando prodotti bio, la rete distributiva in Nord Italia e anche i grandi formati per il mercato professionale (ospedale, lavanderie industriali). Biochimica con il marchio Soft è già oggi la terza realtà nei detergenti per brand awareness nel Sud Italia - dopo Dash e Dixan - ma è quasi sconosciuta nel Settentrione, sebbene sia presente nei negozi Tigotà, Auchan, Bennet, Carrefour con i propri prodotti (tra cui Bioform, eletto prodotto dell’anno) e con le private label (che valgono un 20% del fatturato aziendale) .

«Quest’anno stiamo crescendo del 12% in termini di volumi - precisa la ceo - e siamo ottimisti sulla realizzabilità del piano industriale, perché anche per un prodotto povero come il detersivo ci sta premiando la strategia basata storicamente su serietà aziendale, correttezza commerciale e qualità al giusto prezzo, abbinata a un trend di consumo dove va calando la fedeltà alla marca e aumentando l’attenzione alla sostenibilità e al valore reale del prodotto». Al prossimo Sana di Bologna, il Salone internazionale del biologico e del naturale (8-11 settembre), Biochimica presenterà la nuova linea bio frutto di tecnologie proprietaria messe a punto dal team di R&S.

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