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Multe latte, in arrivo 600 nuove cartelle per gli allevatori

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Multe latte, in arrivo 600 nuove cartelle per gli allevatori

(Marka)
(Marka)

Il ministero delle Politiche agricole ci riprova e chiama in cassa gli allevatori che non hanno pagato le multe latte. Resta infatti sospesa una bolletta da 2 miliardi per lo sforamento della produzione di latte dal 1995/1996 al 2008/2009. Il ministro Maurizio Martina è deciso a riaprire la partita. Dopo le cartelle inviate un anno e mezzo fa, stanno per partire 600 nuove richieste di pagamento. Agea e Agenzia delle entrate-Riscossione (ex Equitalia) hanno infatti siglato, pochi giorni fa, un nuovo accordo.

Secondo il ministero è possibile recuperare non più di 800 milioni, e la quota più consistente è concentrata in circa mille allevatori. Per il resto i crediti sono inesigibili. Sono infatti passati troppi anni (il regime delle quote è andato in pensione ad aprile 2015), molte aziende hanno chiuso, altre hanno cambiato ragione sociale e ricostruirne la storia è missione impossibile. Il Mipaaf non intende comunque gettare la spugna. E d’altra parte anche la Commissione Ue non sembra disposta ad allentare il pressing sull’Italia.

Il 13 luglio scorso l’Avvocato generale della Ue, Eleanor Harpston, ha reso note le conclusioni relative alla causa che vede l’Italia sul banco degli imputati della Corte di Giustizia europea. Ripercorrendo le tappe della lunga e spinosa vicenda l’Avvocato generale Ue ricorda che 1,7 miliardi sono stati versati dall’Italia nelle casse Ue, ma non recuperati dagli «splafonatori» e dunque imputati alla fiscalità generale, come ha anche rilevato in più occasioni la Corte dei conti italiana. Parte di questo importo è ormai considerato perso, per la Commissione sono dunque da recuperare 1,3 miliardi. Il giudizio sull’operato del nostro Paese è pesante. Bocciata senza appello la legislazione definita inefficace, irrazionale e farraginosa che «ha reso estremamente difficoltoso per lo Stato italiano, se non impossibile procedere al recupero delle somme dai singoli produttori». Due rateizzazioni (e tante polemiche) non sono riuscite a far mettere in regola una pattuglia ridotta di allevatori, ma con un pacchetto sostanzioso di debiti.

Ora la vicenda è arrivata allo snodo finale. Dopo le valutazioni fortemente negative dell’Avvocato, anche se non vincolanti, una condanna dell’Italia appare sempre più probabile. E se l’Italia dovesse decidere per una nuova causa, l’Avvocato avverte che «potrebbe comportare una condanna al pagamento di pesanti penali». La conclusione della vicenda ha il sapore amaro della beffa. Proprio in questo periodo, dopo una lunga crisi, il mercato del latte è in ripresa con le quotazioni dello spot schizzate in un anno del 43% e la costante ascesa dei listini del burro, anche per effetto delle politiche nazionali e degli interventi di Bruxelles.

Ora la vicenda è arrivata allo snodo finale. Dopo le valutazioni fortemente negative dell’Avvocato, anche se non vincolanti, una condanna dell’Italia appare sempre più probabile. E se l’Italia dovesse decidere per una nuova causa, l’Avvocato avverte che «potrebbe comportare una condanna al pagamento di pesanti penali». La conclusione della vicenda ha il sapore amaro della beffa. Proprio in questo periodo, dopo una lunga crisi, il mercato del latte è in ripresa con le quotazioni dello spot schizzate in un anno del 43% e la costante ascesa dei listini del burro, anche per effetto delle politiche nazionali e degli interventi di Bruxelles.

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