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Disposto sequestro per due impianti del polo petrolchimico di Siracusa

accusa di inquinamento

Disposto sequestro per due impianti del polo petrolchimico di Siracusa

I sigilli ancora non ci sono. Ma c’è un ultimatum, quello sì, che pende sul destino di quelle che a ragione alcuni definiscono le più importanti raffinerie di petrolio del Paese e che si trovano nell’area industriale di Priolo-Augusta-Melilli nel siracusano: quella di proprietà della Esso, che fa capo alla multinazionale ExxonMobil, e le due (Isab Nord e Isab Sud) che invece sono di proprietà dei russi di Lukoil. Impianti che insieme lavorano circa 20 milioni di tonnellate di petrolio l’anno (8 milioni la Esso e 12 milioni Isab), danno lavoro diretto a duemila persone, cui si aggiungono poi almeno altre duemila persone dell’indotto.

L’ultimatum, nella forma della misura giudiziaria del sequestro preventivo, porta la firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Siracusa che ha accolto la richiesta del pool di magistrati guidati dal procuratore Francesco Paolo Giordano al termine di un’inchiesta durata due anni e nata sulla base delle denunce di cittadini, ambientalisti e amministratori pubblici sullo stato dell’aria.

Il gip ha dato 15 giorni di tempo alle società per decidere se aderire alle prescrizioni contenute nel provvedimento di sequestro. Solo nel caso in cui le società decidano di non aderire potrebbero arrivare i sigilli e il blocco degli impianti. Nel suo provvedimento il gip ha subordinato la restituzione completa degli impianti, che per il momento restano operativi in attesa delle decisioni sugli interventi da fare, «all'imposizione di prescrizioni per consentirne l'adeguamento alle norme tecniche vigenti». Le aziende , si legge nel provvedimento del gip, dovranno presentare un progetto di adeguamento alle prescrizioni che non dovrà eccedere i 12 mesi, con garanzia fideiussoria.

I magistrati aretusei avrebbero accertato, con la consulenza di un collegio di esperti, «significativo contributo al peggioramento della qualità dell'aria dovuto alle emissioni degli impianti». Si tratta, ha detto il procuratore di Siracusa, di «una prima risposta che si riesce a dare alla popolazione in questa materia molto complessa. Una risposta della Procura alle innumerevoli istanze che sono arrivate dal territorio sin da quando io mi sono insediato nel settembre 2013. Abbiamo lavorato tantissimo, abbiamo trovato degli esperti di livello nazionale con i quali abbiamo concertato le prescrizioni che poi abbiamo emanato».

Dal canto loro le due aziende, in due rispettivi comunicati ufficiali, si dicono pronte a collaborare con la magistratura e ribadiscono che gli impianti continuano a marciare regolarmente. «Il provvedimento, subordinato a misure che sono allo studio dei nostri tecnici, lascia attualmente la raffineria nel suo normale assetto operativo - si legge nel comunicato della Esso -. La Esso Italiana convinta di avere operato nel rispetto della normativa vigente e delle autorizzazioni rilasciatele, è pronta a collaborare con le Autorità competenti per chiarire la propria posizione. È in corso un'attenta valutazione del testo integrale del documento e al momento la Società non ritiene pertanto opportuno rilasciare ulteriori commenti».

Stesso discorso sul fronte Isab: «Ci siamo sempre comportati in aderenza alle autorizzazioni che ci sono state rilasciate - è il commento rilasciato da Claudio Geraci, responsabile risorse umane e relazioni esterne Isab-. Il provvedimento ci è stato notificato poche ore fa e stiamo ancora cercando di capire gli elementi che ci vengono contestati e da dove scaturiscono. Noi abbiamo sempre ottemperato alle indicazioni dalle autorizzazioni rilasciate».

Quali sono le prescrizioni previste dal provvedimento del giudice? Sia la Esso, che le raffinerie Isab dovranno ridurre le emissioni provenienti
dall'impianto
«con la copertura delle vasche costituenti l'impianto di trattamento acque». I tre stabilimenti (Esso, Isab Nord e Isab Sud) dovranno effettuare il monitoraggio del tetto di tutti i serbatoi contenenti prodotti volatili o mantenuti in condizioni di temperatura tali da generare emissioni diffuse; realizzare impianti di recupero vapori ai pontili di carico e scarico; adeguare i sistemi di monitoraggio delle emissioni, attraverso l'adozione di sistemi di monitoraggio in continuo, mettendo a disposizione i dati registrati per via telematica all'Arpa di Siracusa.

Solo lo stabilimento Esso dovrà ridurre il livello delle emissioni in atmosfera sino al rispetto dei livelli previsti delle migliori tecnologie disponibili, in particolare la riduzione degli ossidi di zolfo in due camini, e degli ossidi di
azoto in 21 camini.

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