Impresa & Territori

Rinviata a settembre l’udienza sul fallimento dell’autostrada…

infrastrutture

Rinviata a settembre l’udienza sul fallimento dell’autostrada Pedemontana

Tutto rinviato a settembre. L’udienza che affronterà la richiesta di fallimento dell’autostrada Pedemontana, avanzata dalla procura di Milano a fine giugno, si terrà l’11 settembre, mentre la Procura dovrà presentare una memoria entro il 21 agosto e la difesa entro il 5 settembre.

Pedemontana era già sotto inchiesta per l’ipotesi di falso in bilancio e ora i pm Roberto Pellicano, Giovanni Polizzi e Paolo Filippini chiedono a giudici di verificare se «la società Apl» (Autostrada Pedemontana lombarda) si trovi «nelle condizioni previste dalla legge fallimentare».
Il giudice Guido Macripò oggi ha rimandato l’udienza. Il materiale da esaminare è infatti piuttosto voluminoso, visto che la Procura ha integrato la consulenza tecnica di Roberto Pireddu con altre 6mila pagine di documenti e approfondimenti.

Controllata dalla società autostradale Serravalle (finita a sua volta sotto il controllo della Regione Lombardia con il passaggio dalla Provincia di Milano alla città Metropolitana), la Pedemontana è partecipata anche da Intesa sanpaolo, Unione di banche italiane e, in piccolissima quota, da Bau Holding Beteiligungs. L’autostrada ha una lunga e controversa storia: il progetto completo contemplerebbe 68 km (più due tangenziali più piccole a Como e Varese), che dovrebbero collegare la provincia di Varese con quella di Bergamo. Per il momento è stato costruito solo un terzo dell’opera, che per essere realizzata totalmente avrebbe un fabbisogno finanziario di circa 5 miliardi (oneri finanziari inclusi), ma che per ora ne ha a disposizione meno di 2, tra capitale versato dai soci, prestito ponte delle banche, prestito della controllata Serravalle e fondi pubblici (questi ultimi ammontano a 1,2 miliardi, di cui 800 milioni già utilizzati).
L’accusa della Procura
Per l’accusa i conti non sono in equilibrio e pertanto conviene far fallire la società. Ricordano i procuratori che «i bilanci evidenziano uno squilibrio finanziario della società che risulta sovraccaricata, quantomeno dal 2012, del peso dell’indebitamento, in particolare nei confronti degli istituti di credito e dei fornitori che rappresentano il 66-72% del totale fonti di finanziamento».
Il documento tecnico di Pireddu ricorda anche la natura del prestito ponte «con un pool di banche cui venne attribuito parallelamente l’incarico di arrangers in relazione alla strutturazione del prestito project da circa 32 miliardi... e che è oggetto di continue proroghe. Altri debiti di rilievo sono nei confronti dei debitori per le tratte dei lavori in costruzione e per gli espropri». La conclusione è che «l’eventuale sperpero di denaro di pubblica provenienza può risultare anche penalmente rilevante».

La consulenza tecnica
La relazione dettagliata della Procura porta la firma di Roberto Pireddu, che fa riferimento anche alla consulenza tecnica dell’ingegnere Bardazza per Strabag, l’impresa vincitrice del secondo tratto non ancora costruito, che sta chiedendo extracosti molto alti (3 miliardi) per i lavori bloccati.
Pireddu prende in esame tutte le forme di finanziamento ottenute da Pedemontana e ricorda anche che un’altra passività importante è «il finanziamento fruttifero erogato dalla controllante Milano Serravalle... che dopo l’ultimo finanziamento pari a 50 milioni, oggi è arrivato a 150 milioni». Elenca poi le perdite: nel 2013 15 milioni; nel 2014 7 milioni e oltre 22 milioni nel 2015. Nella semestrale del giugno 2016 si registra un’ulteriore perdita di oltre 6 milioni.
Il bilancio 2016 era stato firmato dal presidente Antonio Di Pietro, rimasto in carica un anno (e proprio lui avrebbe portato molti documenti in Procura a fine maggio, quando ha lasciato la società). «Non è ragionevole prevedere che lo stato di insolvenza possa recedere», ha concluso il consulente, che sottolinea come non sarà possibile una “rivitalizzazione”. Pireddu ha anche prodotto un documento integrativo proprio per sottolineare che il potenziale stato di insolvenza riguarderebbe anche il bilancio 2016. Anche in questo anno non sarebbe stato costituito, dice, un fondo rischi.
Pireddu si era già occupato in passato di Serravalle, durante il caso giudiziario di Filippo Penati, poi assolto. L’ex sindaco di Sesto San Giovanni e esponente di punta del Pd venne accusato di una serie di reati tra cui la corruzione attraverso un giro di soldi transitati da Codelfa, società della stessa Serravalle. Pireddu si occupò proprio di questo aspetto tecnico. La ricostruzione in questo caso venne però smontata dal giudice in una sentenza del 2016, che ritenne che il consulente si fosse basato solo su “una parte dei documenti rilevanti”. In questa stessa sentenza di fa riferimento anche alla consulenza dell’ingegner Bardazza, smontata dai giudici perché lui stesso ammise di “non essere uno specialista di autostrade”.

Gli argomenti della difesa
La difesa si basa essenzialmente su tre questioni: l’assenza di richiesta da parte dei creditori, il proseguimento dell’attività in continuità aziendale e l’approvazione avvenuta in questi giorni (dopo la richiesta di fallimento) dell’atto aggiuntivo al Cipe, che permette di stabilire nero su bianco una defiscalizzazione dell’opera per 380 milioni.
Il fatto che non ci siano creditori, secondo la società, indica il fatto che non sussiste lo stato di insolvenza, al momento solo teorico e di prospettiva. Inoltre i bilanci sono stato firmati in continuità aziendale e l’assenza di un fondo rischi dipenderebbe dal fatto che secondo i termini di legge può essere costituito solo qualora ci sia certezza dell’ammontare.
Infine l’atto Cipe, che ora dovrà essere vagliato dalla Corte dei conti, definisce, oltre alla defiscalizzazione, anche i tempi per il closing finanziario dei lotti B2, C e D. Infine viene sottolineato che se un prestito ponte è stato prorogato, questo sarebbe indice di forza e non di debolezza societaria.

© Riproduzione riservata