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Alla Armani di Settimo piano sociale per gli esuberi

LAVORO

Alla Armani di Settimo piano sociale per gli esuberi

In attesa del via libera dei lavoratori della Giorgio Armani operations spa di Settimo Torinese, l’ipotesi di accordo siglata da azienda e Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec, è una prima soluzione alla situazione che si è creata nel sito dove vengono prodotti capi di fascia medio alta, in particolare, capi spalla. Il cuore dell’accordo sta nel piano sociale che si trova al centro dell’accordo e che mitigherà gli effetti dell’annuncio dei 98 esuberi su 158 lavoratori complessivi.

Nel corso del piano di risanamento verrà fatto ricorso per 12 mesi alla cigs per crisi aziendale per 158 addetti. Dopo il periodo di cigs l’azienda dichiara comunque di dare una soluzione occupazionale a minimo 60 lavoratori. Nel frattempo verrà applicato quello che le parti hanno appunto definito il piano sociale. Che cosa prevede? Il blocco del turn over, la mobilità interna anche grazie a percorsi di formazione specifica compatibili con la relativa fungibilità, la mobilità infragruppo, la ricollocazione presso altre aziende esterne, la collocazone in Naspi per il prepensionamento e la ricollocazione esterna, percorsi di outplacement e per chi è interessato dimissioni incentivate che l’azienda si dichiara disponibile a esaminare.

Il segretario generale della Uiltec, Paolo Pirani, spiega che «è chiaro che si tratta di un’ipotesi di accordo che cerca di evitare soluzioni drammatiche causate dalla crisi. La discussione di merito con i sindacati ha certamente contribuito a ricercare soluzioni, sulla base della quali si è reso necessario attivare urgentemente interventi per il recupero della competitività dell’azienda». Le assemblee dei lavoratori che si terranno a inizio settembre dovranno dare il via libera all’accordo ma il contesto in cui è maturato non ha lasciato molti margini di manovra ai sindacati. Il negoziato raccoglie le conseguenze della crisi iniziata nel 2008 che ha avuto ripercussioni importanti sulla produzione. Basti pensare che «nel 2014 la produzione interna dello stabilimento di Settimo Torinese si era attestata a 27.500 capi spalla», «a fine 2015 si è dovuto registrare un calo complessivo del 22% di produzione che si è attestata a 21.500 capi spalla», «nel 2016 vi è stata una nuova significativa riduzione dei volumi, di oltre il 50% rispetto al 2014 e il 38% rispetto al 2015: sono stati realizzati 13.500 capi spalla», come si legge nell’accordo.

Di fronte a questi numeri l’azienda ha dapprima condiviso il ricorso ai contratti di solidarietà ma, nel 2017, trovandosi di fronte alla previsione di 12mila capi spalla ha annunciato 98 esuberi su 158 lavoratori. Dopo una trattativa molto complessa le parti hanno condiviso un piano di risanamento per il sito di Settimo basato su una serie di interventi che mirano al recupero, al consolidamento e all’espansione della propria competitività. Il sito sarà considerato dal gruppo come unità produttiva principalmente vocata alla produzione del capo spalla maschile decostruito made in Italy per tutti i marchi del gruppo, nel corso del periodo di cigs verrà modificato il lay-out dell’area produttiva per incrementare le performance legate alla produzione di capi spalla decostruiti, verrà estesa l’area collaudo prodotti finiti esterni, ci sarà una forte integrazione con le aree di progettazione, sviluppo prodotto e gestione della produzione della linea Emporio Armani, l’implementazione di nuovi software gestionali e un programma di attività formative per la riqualificazione del personale.

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