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Taranto: faro legalità sugli 880 milioni del Contratto di sviluppo

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Taranto: faro legalità sugli 880 milioni del Contratto di sviluppo

Taranto, la città vecchia (Marka)
Taranto, la città vecchia (Marka)

«Superare l’antimafia dei certificati» e puntare a «rigorosi controlli di legalità e di tracciabilità dei flussi finanziari». Ora che il Contratto istituzionale di sviluppo di Taranto entra nel vivo con i progetti e i cantieri (882 milioni di risorse, il 50% riferite a iniziative in corso), Governo e Prefettura di Taranto decidono di alzare l’asticella e attraverso un protocollo di legalità mettono sotto la lente tutto ciò che ruota attorno al Contratto stesso: finanziamenti, uso delle risorse, imprese impegnate nei lavori, rispetto delle norme, sicurezza sul lavoro, qualità dell’esecuzione, stato dell’occupazione.

Per il ministro per il Mezzogiorno, Claudio De Vincenti, che ha firmato il protocollo, «con l’intesa diamo un segnale molto forte. Creiamo le condizioni perché tutti gli investimenti importanti che si stanno facendo su Taranto si svolgano in una cornice di legalità. Le azioni di risanamento ambientale e di rilancio dello sviluppo messe in cantiere per questa città hanno bisogno di svolgersi al riparo da infiltrazioni negative di ogni genere, tanto più se della criminalità. Sicurezza e legalità sono tra i primi requisiti per garantire risultati a ciò che si sta facendo. Ma da Taranto diamo anche un segnale a tutto al Sud, dove, rispetto a certi luoghi comuni, c’è un apparato istituzionale ed una società civile che sentono in modo forte il valore della legalità. Il protocollo di Taranto, quindi, è sì specifico per la città ma ha valenza generale».

Chiarisce il prefetto di Taranto, Donato Cafagna: «L’obiettivo è quello di utilizzare presto e bene i fondi messi a disposizione dal Contratto istituzionale di sviluppo per Taranto e garantire un controllo esteso e mirato che si avvalga dell’incrocio delle banche dati, di approfondimenti informativi e investigativi, di attività ispettive nei cantieri, di costante aggiornamento dell’anagrafe degli esecutori e del settimanale del cantiere e sub-cantiere». Il protocollo impegna oltre alla Prefettura, anche i ministeri del Mezzogiorno e dei Beni culturali, i Comuni di Taranto, Statte, Massafra, Crispiano e Montemesola (tutti coinvolti nel Contratto), la Provincia di Taranto, l’Autorità portuale, il commissario bonifiche, Invitalia, il comando Sud della Marina, il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche, la Camera di Commercio, i sindacati. Invitalia curerà le attività finalizzate a rendere disponibile la banca dati, nella quale convergeranno - ai fini del monitoraggio - le fasi di esecuzione dei lavori e i dati relativi ai soggetti che realizzano gli interventi; i flussi finanziari legati agli interventi; le condizioni dei cantieri; l’applicazione, per i lavoratori, del contratto nazionale, della legislazione sociale e delle norme di sicurezza.

Un gruppo di lavoro collaborerà nella predisposizione dei bandi di gara e dei contratti inserendo clausole e condizioni «finalizzate a prevenire tentativi di infiltrazione criminale». Saranno monitorate le procedure di gara «anche al fine di evitare forme di concorrenza sleale» e si controllerà «la corretta realizzazione degli interventi». Infine in tutti i contratti e i sub contratti sarà prevista una clausola che obbliga l’esecutore a indicare la forza lavoro presente in cantiere, la qualifica di ciascuno, il periodo complessivo di occupazione, le nuove assunzioni, le modalità di reclutamento, le tipologie professionali necessarie ad integrare le esigenze delle imprese.

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