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Via libera al Piano da 50 milioni per la bonifica delle ex miniere d’oro…

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Via libera al Piano da 50 milioni per la bonifica delle ex miniere d’oro di Furtei

L’ex miniera di Furtei (Fotogramma)
L’ex miniera di Furtei (Fotogramma)

Via libera al risanamento. La febbre dell’oro è tramontata definitivamente e per quello che resta della miniera inattiva di Furtei, nel Medio Campidano in Sardegna, si apre quella del risanamento ambientale. Un piano da 50 milioni di euro, 40 più 10, che dovrebbe portare alla sistemazione dell’area che ha visto operare, dagli anni 90 al 2008 la Sgm, una compagine in cui si sono alternati diversi imprenditori stranieri assieme alla Progemisa, controllata della Regione. Nei giorni scorsi il via libera al progetto definitivo per gli interventi nell’area di Santu Miali.

La conferenza conclusiva per l’approvazione del progetto operativo, riunita a Cagliari e coordinata dal servizio competente della Direzione generale dell’Assessorato della Difesa dell’ambiente, ha acquisito dagli Enti preposti i pareri positivi previsti per l’approvazione e l’autorizzazione all’esecuzione del progetto di bonifica. La nuova vita per l’intera area che ha ospitato la miniera in cui si sono prodotte, nell’ambito di due step, poco meno di 5 tonnellate d’oro, 6mila tonnellate d’argento e 20mila di rame, passa per un lungo e complesso programma di opere.

«La messa in sicurezza e il risanamento ambientale della Sardegna restano una priorità della Giunta — fa sapere Donatella Spano, assessora regionale della Difesa dell’Ambiente. — Stiamo affrontando le bonifiche nel pieno rispetto delle normative di settore e abbiamo compiuto un altro passo in avanti nel complesso percorso che stiamo portando avanti». Il progetto, che arriva al termine di un iter avviato sette anni fa, si articola in due fasi successive a quella che ha riguardato la caratterizzazione e lo studio dei luoghi.

La prima fase del programma di interventi, come fanno sapere anche dalla Regione, «ha come obiettivo l’isolamento delle sorgenti di contaminazione, azione identificata come prioritaria». Questa fase comprende la messa in sicurezza del bacino degli sterili attraverso la realizzazione della cinturazione perimetrale con la tecnologia jet grouting (una tecnica che prevede l’iniezione nel terreno di una miscela cementizia) e la realizzazione del sistema di barriera impermeabile di copertura.

Non meno importate poi un altro aspetto: quello dei vuoti minerari (benché il sito minerario fosse a cielo aperto e non in sotterranea). Gli interventi prevedono l’asportazione integrale delle discariche minerarie, tra cui, in particolare, la discarica di solfuri di Sa Fronti con il contestuale conferimento dei rifiuti minerari al sito di raccolta, individuato in corrispondenza del bacino sterili.
Le opere, che saranno realizzate in tre anni circa, questo è quanto stima la Regione, prevedono il trattamento delle acque acide dei vuoti minerari e delle acque contaminate del bacino sterili, attività necessaria per la messa in sicurezza delle strutture minerarie.

Gli interventi per la cosiddetta seconda fase, che riguarderanno «ulteriori operazioni di messa in sicurezza dei suoli contaminati in prossimità delle strutture minerarie, nonché sull’area attualmente occupata dagli impianti, a valle della dismissione», sono ancora in fase di progettazione. Il programma di interventi di bonifica viaggia seguendo la norma e il principio «Chi inquina paga».

Sarà poi compito del ministero dell’Ambiente, assieme agli Enti territoriali, «attivare la procedura di rivalsa nei confronti del responsabile della contaminazione».

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