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Piano da 32 milioni per rilanciare il Piceno

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Piano da 32 milioni per rilanciare il Piceno

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Quasi 32 milioni di euro per 40 Comuni, 32 nel Piceno e 8 in provincia di Fermo, in pratica il 15% delle Marche e il 14% della popolazione regionale: sono i numeri dell'accordo di programma per l’area di crisi complessa della Val Vibrata-Valle del Tronto e Piceno siglato al Mise, il primo del genere in Italia a carattere interregionale visto che interessa anche il nord dell’Abruzzo (che a sua volta avrà 15 mln. dallo stato e 14,7 dalla Regione), un territorio vasto e non omogeneo dal punto di vista della specializzazione.

«Concluso un percorso lungo (durato 9 anni, ndr), costruito con il territorio e con il governo, per rilanciare le opportunità occupazionali e le iniziative imprenditoriali», spiega il presidente regionale, Luca Ceriscioli, per il quale «parte ora una nuova fase, fatta di opportunità da cogliere e di investimenti da realizzare». Anche perché, alla dotazione finanziaria già disponibile (17 milioni da parte dello stato e 14,8 regionali) si aggiungeranno altre risorse provenienti da canali di finanziamento diversi, come quelli per la ricostruzione sismica.

Una quantità di denaro mai vista prima per un territorio dove si concentrano le maggiori criticità sociali ed economiche della regione, aggravate dagli effetti devastanti effetti del terremoto: nel 2016, il tasso di disoccupazione complessivo nel piceno si è attestato al 14,8% rispetto alla media regionale del 10,6% e quella giovanile ha toccato il 42,6% rispetto alla media regionale del 31%. L’accordo è finalizzato al rafforzamento del tessuto produttivo esistente, all’attrazione di nuove iniziative imprenditoriali, alla promozione e sostegno di programmi di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, alla valorizzazione della filiera agro-alimentare e turistico-culturale e al reimpiego dei lavoratori appartenenti a uno specifico bacino di riferimento. Tre gli ambiti di intervento: promozione di iniziative imprenditoriali, ricollocamento lavorativo del personale e interventi infrastrutturali prioritari per l’area di crisi; tra cui le altre finalità vi è l’agevolazione degli investimenti produttivi delle piccole e medie imprese, delle start up innovative e delle filiere produttive dell’eccellenza.

I contenuti del Programma hanno tenuto conto delle manifestazioni di interesse delle imprese a investire nell’area, raccolte da Invitalia nel corso del 2016, e che presumibilmente da settembre dovranno trasformarsi in progetti concreti: sono state 756, tra le quali poco meno della metà relative al manifatturiero, di cui 412 per le Marche, dove gli investimenti connessi ai progetti ammontano a 858 milioni di euro (il 54% di quelli complessivi), con un indotto occupazionale ipotizzato di 4.274 unità (52%).

Secondo un’analisi di Bankitalia, sul totale dei progetti presentati nelle Marche e in Abruzzo, circa i tre quinti si riferiscono a investimenti sotto la soglia di 1,5 milioni, assorbendo una porzione contenuta della spesa e dell’occupazione, pari rispettivamente al 15 e al 27%; circa il 40% delle proposte prevede investimenti tra 1,5 e 20 milioni (incidendo per circa due terzi sulla spesa e sull’occupazione). Le proposte che comportano investimenti superiori a 20 milioni sono poco più dell’1%, ma assorbono un quinto della spesa e un decimo dell’occupazione. Il 63% degli investimenti e il 71% dell’incremento dell’occupazione riguardano piccole imprese (una quota di circa un quinto è invece attribuibile alle medie imprese e di circa un decimo alle grandi).

Per Ascoli Piceno è un’occasione anche per l’area ex Carbon e, in particolare per rilanciare il progetto per la realizzazione di un polo scientifico al servizio del sistema industriale: toccherà a Restart, società di progetto per la gestione del progetto di bonifica e riqualificazione dell’area SGL, presentare al Mise il progetto di investimento.

Parla della possibilità di un «Rinascimento piceno» il presidente di Confindustria Marche Centro Adriatico, Simone Mariani, il cui auspicio è che «tutti i Comuni interessati dall’area di crisi abbiano la forza di incoraggiare, anche con piccole risorse finanziarie, le nuove iniziative imprenditoriali che verranno realizzate». «Come associazione – aggiunge – faremo ogni sforzo perché le risorse, stanziate e da stanziare, vengano effettivamente utilizzate dal sistema imprenditoriale e garantiscano la rinascita del territorio».

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