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Uova contaminate, paura nella Ue

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Uova contaminate, paura nella Ue

In Italia le uova al Fipronil non sono state distribuite. Lo ha chiarito il ministero della Salute, dopo che la Commissione Ue aveva incluso il nostro Paese tra quelli che avevano acquistato uova dalle aziende coinvolte nello scandalo. Venerdì, infatti, un portavoce dell’Esecutivo di Bruxelles – nel corso del consueto briefing con la stampa – aveva affermato che «I Paesi in cui si trovano le aziende in cui sono state sequestrate uova contaminate sono Belgio, Olanda, Germania e Francia. Mentre quelli che hanno ricevuto prodotti da aziende che commerciavano prodotti contaminati sono Svezia, Regno Unito, Austria, Italia, Irlanda, Lussemburgo, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Danimarca».

In Europa
Ieri parlando a radio Rmc, il ministro francese dell’Agricoltura, Stephane Travert, aveva affermato che oltre 200mila uova contaminate , importate dal Belgio e dai Paesi Bassi, «sono state immesse sul mercato» in Francia dallo scorso aprile».

Mentre i maggiori supermercati britannici hanno ordinato il ritiro in massa dei prodotti che potrebbero contenere le uova contaminate in arrivo dal Belgio e dall’Olanda.Nel Regno ci sarebbe una vera e propriapsicosi sebbene le autorità abbiano rassicurato sul fatto che i rischi per la salute sono piuttosto bassi.

In Italia
Come poco dopo ha chiarito il ministero della Salute italiano, «Le autorità sanitarie hanno sequestrato in Italia alcuni prodotti provenienti da un’azienda francese che aveva usato le uova di uno degli allevamenti olandesi coinvolti nell’uso del Fipronil. La segnalazione di questi prodotti, che non sono mai stati messi in commercio nel nostro paese, era arrivata dalla Francia lo scorso 8 agosto».

Non solo. Sempre secondo il dicastero non risultano, al momento, uova o ovoprodotti in Italia contaminati da Fipronil: «Dai riscontri incrociati, effettuati dal ministero della Salute, tra le liste di aziende coinvolte e quelle che hanno spedito prodotti in Italia negli ultimi 3 mesi, risulta solo, da una segnalazione delle autorità francesi, pervenuta in data 8 agosto, che un’azienda di tale Paese ha acquistato uova da uno degli allevamenti olandesi interessati e le ha trasformate in ovoprodotti che ha poi venduto anche presso un’azienda italiana. Le autorità sanitarie locali hanno provveduto a porre sotto sequestro la partita, e quindi il prodotto non è stato posto in commercio». «In ogni caso – conclude la nota – il ministero continua a valutare le informazioni sulla circolazione dei lotti in Europa» e ha predisposto «un piano di campionamenti su uova, ovoprodotti e pollame per la ricerca della sostanza che verrà attuato in via cautelativa, anche senza segnalazioni specifiche».

Tensioni tra Paesi Ue
Intanto dopo le accuse del governo belga ai Paesi Bassi di non avere avvisato dopo l’allerta, nel novembre 2016, di una possibile contaminazione da Fipronil negli allevamenti aviari, il ministro della Sanità olandese Edith Schippers , «ha ammesso le responsabilità del governo dell’Aia, ma ha respinto ogni accusa di negligenza, spiegando che nel novembre 2016, non vi era alcuna indicazione che la sostanza potesse trovarsi anche sulle uova».

Intanto la Commissione Ue ha convocato per il 26 settembre una riunione con i ministri e le autorità interessate . Non si tratta di una riunione di crisi. «L’obiettivo – ha precisato lo stesso Esecutivo Ue – è trarre lezioni e discutere modi per migliorare l’efficacia del sistema dell’Unione su frodi e sicurezza alimentare».

L’analisi di Coldiretti
In discussione c’è il sistema di tracciabilità dei prodotti. «In Italia – spiega Coldiretti – sono arrivati 610mila chili di uova di gallina in guscio dai Paesi Bassi nei primi 5 mesi del 2017, ai quali si aggiungono anche 648mila chili di derivati come uova sgusciate e tuorli freschi, essiccati, congelati o diversamente conservati, mentre non sono quantificabili alimenti come paste e dolci con uova a rischio». Con gli italiani che consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, «non sono più sufficienti 4 codici e una data sul guscio – conclude Coldiretti –. Bisogna scrivere chiaramente, anche su confezioni e cartoni, da dove arrivano e rendere riconoscibile ogni informazione ».

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