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A un anno dal terremoto le Marche escono dall’emergenza. Investimenti…

ricostruzione post sisma

A un anno dal terremoto le Marche escono dall’emergenza. Investimenti per oltre un miliardo

I mezzi del Genio dell'Esercito al lavoro per la rimozione delle macerie, Arquata del Tronto  (Ansa)
I mezzi del Genio dell'Esercito al lavoro per la rimozione delle macerie, Arquata del Tronto (Ansa)

Ad un anno dal sisma del 24 agosto, le Marche si sono messe definitivamente alle spalle la fase dell’emergenza, costata finora circa 184 milioni, e guardano all’impegno per la ricostruzione con un piano di investimenti stimato al momento di poco superiore al miliardo di euro, che riguarda circa un terzo della superficie della regione, 87 Comuni dentro il cratere e altri 90 che hanno fatto segnalazione di danni. «Una situazione che comporta un impegno estremamente ampio – spiega il governatore Luca Ceriscioli - per un fenomeno che è epocale sia per la sequenza sismica, sia per la porzione di territorio interessata».

L’area del cratere, al confine tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata, è quella appenninica dei Sibillini, dove l’economia vive dell’artigianato di qualità, del piccolo commercio, degli allevamenti di bestiame e delle colture di zafferano al servizio delle aziende agroalimentari, del turismo legato alla sostenibilità ambientale. Settori sui quali un anno intero di scosse hanno fatto più danni della crisi iniziata nel 2008: sono oltre un migliaio le attività produttive che hanno avviato le pratiche per delocalizzare, un processo che va avanti con la velocità imposta dalla burocrazia. Un tappo che ha costretto i sindaci a ricorrere all’esercito per eliminare le macerie, «un percorso più snello e meno faticoso – evidenzia Ceriscioli -, che consente di fare prima rispetto ai tempi necessari per l’assegnazione dell’incarico ai privati».

Proprio sul fronte delle macerie, secondo una stima prudente della Regione Marche ci sono un milione e centomila di tonnellate di rovine (che invece secondo Ance e Confartigianato Macerata sarebbero 5 milioni): quelle pubbliche già raccolte in un anno sono oltre 125 mila tonnellate («l’80% del totale e più del doppio di quanto è stato fatto a L’Aquila», dice il governatore regionale) e il processo si potrebbe concludere alla fine del prossimo anno. La capacità di ricezione dei quattro centri di raccolta e trattamento è di 2 mila tonnellate al giorno e presto fino sarà innalzata a 3.200, ma le attività di recupero sono gestite dai comuni («44 su 52 che ne avevano dichiarato la presenza non hanno più macerie sulle strade») e solo 6 su 53 hanno finora consegnato alla Regione il crono programma per la rimozione.

«Non muterà la nostra identità: riporteremo la vita in montagna, abbiamo le risorse e gli strumenti normativi per andare oltre l’emergenza», assicura il presidente che chiede al sistema imprenditoriale locale di «organizzarsi per partecipare alla ricostruzione». Al momento, nei 78 cantieri per le Sae sono al lavoro circa 150 aziende marchigiane e la Regione ha messo in campo un investimento da 70 milioni per le opere di urbanizzazione, «un po’ di ossigeno per il settore delle costruzioni che è in crisi da diversi anni».

«No all’erosione politica di chi vuole grattare consensi, sì alle aggregazioni tra servizi e, possibilmente, tra Comuni» è la risposta di Ceriscioli ai sindaci che polemizzano con la Regione Marche e con il governo sui ritardi. Anzi, il governatore si dice «ottimista sul rapporto con i primi cittadini, in vista della modifica anche normativa, che sposterà progressivamente il baricentro della ricostruzione sui territori» e a Regioni e Comuni aggiungerebbe «anche le Province, che hanno ancora oggi ruoli e competenze».

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