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L’Agcom apre agli interventi terzi sulla rete Telecom

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L’Agcom apre agli interventi terzi sulla rete Telecom

(Imagoeconomica)
(Imagoeconomica)

Non sarà esternalizzazione (con la totale disintermediazione di Telecom) ma per l’attivazione e manutenzione dei servizi sulla rete dell’incumbent si va verso la “disaggregazione”. In sintesi, in quello che prima era solo terreno di Telecom ora avranno voce in capitolo anche gli operatori alternativi che per fornire i propri servizi alla clientela “affittano” la rete in rame dell’ex monopolista.

A stabilirlo è la delibera Agcom 321/17/CONS pubblicata ieri, un atto che chiude un cerchio – quello riguardante la regolamentazione dei servizi all’ingrosso di accesso alla rete fissa – avviato a fine 2015 con la delibera 623/15/CONS. «Con la disaggregazione dei servizi di manutenzione e attivazione delle linee per ULL e SLU, si completa il percorso che porta alla equivalence rafforzata. Dopo di questo c’è solo il modello inglese della separazione», commenta Antonio Nicita, commissario Agcom relatore della delibera che entrerà in vigore il 1° settembre.

RETE FISSA
Gli accessi diretti complessivi. Milioni di linee (Fonte: AGCOM; Nota: Sono compresi gli accessi fisici TIM, Full ULL, SLU, Vula, DSL Naked, WLR, Bitstream NGA, Fibra e FWA)

Di sicuro si arriva a un passaggio chiave su un terreno quantomai sdrucciolevole e sul quale Telecom e operatori alternativi si sono dati battaglia a suon di contenziosi, con multe anche considerevoli subite dall’ex monopolista. Nell’intento di arrivare a una “pax regolatoria”, a partire da novembre 2015 Telecom aveva iniziato a muoversi autonomamente con impegni che poi hanno anche trovato una declinazione nella delibera 652/16/CONS in cui si delineava un “Nuovo modello di equivalence”. Con l’atto pubblicato ieri si completa l’iter nella parte riguardante i rimedi proposti nell’articolo 22 comma 1 della delibera 623/15/CONS con cui erano state richieste a Tim due proposte alternative (disaggregazione ed esternalizzazione).

La scelta è caduta sulla disaggregazione e a quanto sembra emergere in vari passaggi della delibera alcuni Olo – in particolare Fastweb e Vodafone – avrebbero preferito una soluzione più tranchant. Nulla è precluso visto che nella delibera si legge che «l’Autorità valuterà se avviare, e con quali modalità, un’ulteriore fase di consultazione pubblica su tale misura» che comunque «presenta una complessità implementativa e tempi di implementazione maggiori». Ad esempio: è da chiarire con attenzione la ricaduta di un’eventuale “disaggregazione evoluta” su tutta una serie di questioni, non ultima quella dei prezzi, regolamentati se riguardano Telecom, ma non allo stesso modo se a deciderli nel rapporto contrattuale con le imprese terze sono gli Olo.

GLI OPERATORI
Quote di mercato su rete fissa in Italia - marzo 2017. Dati in percentuale (Fonte: AGCOM)

Nel dettaglio il provvedimento va a riguardare i servizi di unbundling e sub loop unbundling. Tradotto: si parla di rete in rame e quindi di servizi voce e dati che passano anche su Adsl e Fttc (fibra fino al cabinet e poi rame). L’intento è quello di garantire maggiore efficienza nella fornitura di servizi accessori, riduzione dei tassi di guasto, miglioramenti delle tempistiche di attivazione e riparazione delle linee. Con la delibera si dà la possibilità agli operatori alternativi di inviare ordini di attivazione e manutenzione delle linee di accesso specificando se intendono, per le attività on field, servirsi della manodopera di Tim o di imprese di rete da loro indicate. Non tutte le imprese, ma quelle passate attraverso una procedura di preliminare qualificazione che poi potranno essere selezionate da Tim e dagli Olo fino a un massimo di quattro nella stessa area di intervento, con totale libertà di scelta.

In questo modo gli operatori alternativi potranno negoziare autonomamente con le imprese scelte per gli interventi sulla propria rete e le prestazioni migliorative rispetto all’offerta base di Tim, definendo i livelli di servizio, penali e prezzi, nonché l’aspetto, spesso critico, di gestione del contatto con il cliente finale e di svolgimento delle attività a casa dello stesso (quando necessario).

I prezzi dei servizi accessori di manutenzione e attivazione restano, di base, quelli regolamentati dall’Autorità. Per gli operatori alternativi ci sarà la possibilità di negoziare i prezzi di prestazioni “plus” e delle attività svolte per proprio conto. Inoltre, ove decideranno di aggregare la propria domanda verso un medesimo “system” gli Olo potranno contrattare uno sconto-volume. In questo caso l’autonomia contrattuale con l’impresa si amplierà e di fatto permetterà autonome negoziazioni rispetto ai prezzi massimi regolati e alla qualità dei servizi. Telecom comunque manterrà un ruolo centrale di coordinamento come pivot tecnico e contrattuale tra tutti i soggetti coinvolti. E gli Olo continueranno a pagare Tim per i servizi fatti dalle società esterne anche se scelte da loro, a meno che non si tratti di servizi “plus”.

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