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Frutta, Madrid sorpassa Roma

ORTOFRUTTA

Frutta, Madrid sorpassa Roma

La crisi della frutta estiva ha picchiato duro anche quest’anno. Con prezzi quasi «da svendita» in particolare per pesche e nettarine, pagate agli agricoltori fino a meno di 20 centesimi il chilo. Così la Commissione europea, sollecitata dai principali paesi produttori, ha aumentato di oltre 35mila tonnellate i quantitativi ritirabili di queste specie per alleggerire il mercato. Con un intervento che però favorisce nettamente la Spagna - a scapito dell’Italia - che si è vista assegnare volumi di ritiro quattro volte superiori, e la Grecia, con un plafond più che doppio.

Giovedì sera, dopo una riunione straordinaria del «Gruppo esperti nazionali atti delegati» convocata dalla Commissione a Bruxelles, il ministero delle Politiche agricole ha annunciato in un comunicato che l’Italia, nel complesso, quest’anno ha avuto un’assegnazione di ritiri dalla Ue per oltre 7mila tonnellate di pesche e nettarine. Vero: 7.140 tonnellate, per la precisione, a fronte delle 2.380 ottenute in base al regolamento Ue del 30 giugno scorso in favore dei produttori colpiti dall’embargo russo. Volumi ai quali vanno aggiunte 1.500 tonnellate stabilite a livello nazionale con una circolare del 10 agosto.

I nuovi quantitativi di frutta sono stati fissati dalla Commissione con un progetto di regolamento che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale europea entro i primi di settembre, con effetto retroattivo al 3 agosto. I produttori interessati, che nel frattempo hanno già esaurito il precedente plafond, potranno presentare domanda per ottenere il pagamento dei volumi supplementari. Gli importi, recentemente rivisti al rialzo, sono pari a 37,32 euro per quintale di pesche ritirate e destinate alla distribuzione gratuita agli indigenti, e 37,82 euro per le nettarine. In caso di destinazione diversa, per lo più all’industria di trasformazione, i prezzi di ritiro sono pari rispettivamente a 27,99 e 28,37 euro il quintale.

Il Mipaaf ha sottolineato che la Commissione con questo intervento straordinario ha di fatto triplicato i quantitativi fissati a fine giugno. E anche questo è confermato dai numeri. Posto che la Spagna, da un’assegnazione iniziale di 9.775 tonnellate, passa a 29.325; la Grecia, da 5.355 a 16.065 tonnellate. Un’attribuzione di volumi squilibrata fra i tre paesi. Ai quali si aggiunge una piccola assegnazione (510 tonnellate) per la Polonia, inizialmente esclusa dal plafond.

Critici i produttori. Pur riconoscendo il lavoro svolto dal ministero in sede Ue per ottenere i nuovi ritiri, il coordinatore del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Davide Vernocchi, osserva che la misura adottata da Bruxelles «non può essere accolta come un’azione risolutiva». Quanto alla Spagna, «molti non sanno che negli ultimi anni ha aumentato in modo considerevole la produzione e che quest’anno ha immesso sul mercato europeo oltre 500mila tonnellate di sole pesche piatte: un quantitativo irrazionale. La questione dei contingenti produttivi va affrontata a livello europeo e la Commissione deve avviare con urgenza una riflessione per il futuro del settore, evitando strategie incoerenti e incompatibili tra paesi Ue».

«Su questo sistema di ripartizione delle quote di prodotti ritirabili non siamo assolutamente d’accordo - aggiunge il presidente di Fruitimprese, Marco Salvi - Le risorse che l’Italia incasserà potranno allentare un po’ la crisi, ma la vicenda dell’embargo russo va risolta in modo diverso, puntando sulla qualità della frutta italiana. Il tavolo ortofrutticolo annunciato dal Mipaaf potrà essere il punto di partenza per una nuova strategia».

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