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Cuneo e formazione nel piano giovani

le misure del governo

Cuneo e formazione nel piano giovani

Sgravio del 50% per i primi 2/3 anni di contratto stabile, seguito poi da un eventuale taglio strutturale di 3 punti di aliquota contributiva, per favorire l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani (si sta ancora discutendo se under29, o magari superare l’asticella dei 30 anni, arrivando forse a 32 anni). Ma anche: stabilizzazione dell’apprendistato “duale” targato Jobs act, e dell’alternanza “rafforzata”, per disegnare un percorso permanente di transizione scuola-lavoro, che valorizzi competenze “subito pratiche” e adatte alla rivoluzione prodotta dalle nuove tecnologie.

E ancora: finanziamento aggiuntivo agli Its, le super scuole di tecnologia post diploma alternative all’università, partecipate dalle imprese (hanno un tasso di occupazione a 12 mesi dell’80%, ma sono ancora una realtà di nicchia - i frequentanti sono circa 9mila ragazzi); e l’idea, annunciata nei giorni scorsi su questo giornale dalla ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, di estendere l’Erasmus (oggi prevalentemente svolto da studenti universitari) alle scuole superiori, in particolare negli ultimi due anni (rendendo così questa importante esperienza formativa “curriculare”, cioè alla portata di tutti).

Giorno dopo giorno inizia a prender forma il pacchetto di interventi allo studio del governo in vista della prossima legge di Bilancio per dare prime risposte alla “questione giovanile”, rilanciata, con forza, venerdì sera a Rimini dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia (che ha chiesto all’Esecutivo uno “sforzo” di una decina di miliardi in 2/3 anni per creare 900mila posti). Del resto, nonostante le recenti misure, la situazione per i ragazzi attualmente è tutt’altro che rosea: il tasso di disoccupazione (ultimo dato Istat) è, seppur in calo, al 35,4%; ci sono ancora più di due milioni di Neet (ragazzi cioè che non studiano e non hanno un impiego); e l’ingresso al lavoro arriva, in Italia, intorno ai 27/28 anni, contro i 22/23 anni dei principali paesi Europei. Senza considerare, inoltre, che ogni anno ci sono almeno 60mila profili (essenzialmente tecnici) che le nostre imprese non riescono a trovare (anche per una formazione non in linea con le esigenze imprenditoriali).

Ciò spiega l’urgenza di intervenire. Il piatto forte della strategia di rilancio del governo Gentiloni consisterà nell’annunciato taglio al costo del lavoro: qui i tecnici stanno ragionando sul dimezzamento dei contributi (a carico del datore) per i primi 2/3 anni di rapporto a tempo indeterminato, per poi, al termine, proseguire con una riduzione secca e permanente di tre punti di aliquota. La platea a cui si rivolge l’intervento dovrebbero essere gli under29, ma l’esecutivo sta tentando di portare quest’età (Bruxelles, permettendo) a 32 anni. La riduzione del 50% dei contributi per i primi 2/3 anni costerebbe, all’inizio, circa 1 miliardo, per poi salire a 2/2,5 miliardi a regime. Secondo le primissime stime del Tesoro, poi, ogni punto di aliquota contributiva in meno (finito l’incentivo dimezzato) varrebbe circa 2,5 miliardi. In totale quindi 7,5 miliardi ipotizzando un taglio di 3 punti di contributi.

In manovra dovrebbe poi entrare un mini-piano per “puntellare” il link istruzione-mondo produttivo. Dopo il “nulla di fatto” dello scorso dicembre quando saltò il raddoppio dei fondi agli Its, adesso si starebbe recuperando la proposta all’interno del pacchetto Lavoro 4.0 (per rilanciare Industria 4.0). I tecnici dei ministeri dello Sviluppo economico, del Lavoro e dell’Istruzione ragionano su una “dote” di 30-40 milioni aggiuntivi per queste “super scuole”, che, nei mesi scorsi, su input del sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, hanno già avviato corsi in linea con le esigenze della nuova manifattura.

Allo studio c’è anche il rafforzamento dell’alternanza scuola-lavoro (a settembre entrerà a regime, coinvolgendo 1,5 milioni di studenti) e la stabilizzazione dell’apprendistato duale targato Jobs act, dopo i buoni risultati della sperimentazione avviata negli Iefp dal dicastero guidato da Giuliano Poletti. Anche qui si starebbe pensando, assieme ad Anpal, a un finanziamento stabile: si ragiona intorno agli 80 milioni di euro. Altri 30 milioni circa serviranno per incentivare tutor aziendali e formativi. «Vogliamo moltiplicare gli studenti impegnati nei nuovi percorsi di formazione duale - ha sottolineato il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba -. Puntiamo così ad aiutare i ragazzi qualificandoli e facilitando il loro successivo inserimento in azienda».

Complessivamente il pacchetto-lavoro della prossima manovra dovrebbe essere alimentato con una dote di circa 2 miliardi. Ma se con la rivisitazione del quadro economico (chiamata a certificare l’ormai molto probabile ritocco al rialzo della stima del Pil per il 2018) che scatterà il 20 settembre con la presentazione della Nota di aggiornamento del Def si dovessero aprire nuovi spazi di finanza pubblica, il pacchetto potrebbe salire a quota 2,5 miliardi, uno dei quali sarebbe in ogni caso assorbito dal dimezzamento dei contributi per i primi due/tre anni per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani.

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