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Al via in Calabria la raccolta dei cedri. Export e Dop contro i danni del…

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Al via in Calabria la raccolta dei cedri. Export e Dop contro i danni del maltempo

(Foto Luigi Salsini)
(Foto Luigi Salsini)

Sulla Riviera dei Cedri, alto Tirreno cosentino, un gruppo di rabbini con barba e kippah calzata sulla testa attende da un mese la maturazione del “frutto sacro”, in ritardo quest’anno a causa delle gelate invernali che hanno danneggiato gran parte dei cedri e il 70% delle piante. Una calamità riconosciuta dal ministero dell’Agricoltura. In occasione della prossima XVIII Giornata europea della cultura ebraica (il 10 settembre), a Santa Maria del Cedro, si è parlato di “Il cuore calabro dell'ebraismo”. Ed è iniziato il raccolto.

I religiosi, provenienti da diversi paesi del mondo, selezioneranno i frutti per la cerimonia del Sukkot, la festa delle capanne, in ricordo di quelle che gli ebrei si costruirono durante il loro viaggio verso la Terra Promessa. A fine mese i cedri di varietà “diamante”, lisci e lucenti come li vuole la Bibbia, partiranno per tutti i continenti, chiusi in casse e incastonati in gusci di gommapiuma. È più o meno così dal 1200.

Dopo le gelate, resta poco negli 80 ettari delle profumate cedriere che si estendono, fino a 300 metri sul livello del mare, nell’area compresa tra Tortora e Cetraro, concentrate soprattutto a Santa Maria del Cedro, Santa Domenica Talao, Orsomarso, Scalea, Buonvicino e Belvedere. Molti alberi, a gennaio, hanno sofferto il clima eccezionalmente rigido, nonostante il territorio goda in genere di condizioni ideali, con correnti d’aria fredde mitigate da quelle calde portate dal mare. Compromesso quasi tutto il raccolto. Per il prossimo anno i contadini hanno già messo a dimora più di 3mila piante.

Rav Moshe Lazar, a capo della comunità ebraica di Milano, insieme ad altri rabbini provenienti da Russia, Canada, Stati Uniti, Francia, Polonia, ha aspettato con pazienza nelle scorse settimane la piena maturazione dei frutti. Ora ci siamo. «Vengo qui dal 1964 - racconta Moshe Lazar che è di origini austriache - Ormai mi sento calabrese a tutti gli effetti. Nel giorno della festa delle capanne celebrata ovunque nel mondo agli inizi di ottobre, il cedro viene portato nelle sinagoghe insieme alla palma da dattero, al mirto e al salice». A simboleggiare, con il suo profumo e il suo sapore, l’uomo saggio e altruista.

La Regione prevede azioni a supporto dei produttori, anche in considerazione delle implicazioni culturali che la coltivazione del cedro ha con il territorio e le comunità ebraiche calabresi: «Per sostenere le aziende cedricole e con particolare riferimento ai frutti della varietà “Liscia Diamante”, coltivata esclusivamente sulla costa tirrenica calabrese, nel Psr è stata inserita un’azione ad hoc – spiega il delegato regionale all’Agricoltura Mauro d’Acri - con l’obiettivo di evitarne l’abbandono e la conseguente perdita in termini di biodiversità agricola».

(Foto Luigi Salsini)

«La coltivazione del cedro interessa in questa zona almeno trecento famiglie che si dedicano con passione, ostinazione e fiducia a un lavoro molto faticoso», dichiara il presidente del Consorzio del cedro di Calabria Adriano Adduci. Dopo la gelata di questo inverno (un fatto eccezionale, l’ultima risale a 30 anni fa), sta valutando il da farsi: «Ora, preliminarmente, dobbiamo concentrarci sulla definizione di un quadro normativo ben preciso e sull’implementazione della produzione».

«Le cedriere non si misurano in ettari ma in piante, mille per ogni ettaro - spiega Adduci - Non rientriamo nel circuito ortofrutticolo, perché quello del cedro è un sistema a parte. Il valore del frutto si stabilisce a pezzo e oscilla tra i 3 e i 12 euro. Ogni albero può produrre fino a 1,5 quintali di cedri e la produzione totale, in termini potenziali può superare i 10mila quintali». Ma ci furono tempi, gli anni 30, in cui la produzione sfiorò il picco degli 80mila quintali commercializzati.
Anche i rabbini questa volta dovranno accontentarsi di pochi pezzi rispetto ai quantitativi degli scorsi anni (migliaia per ogni comunità). Ma nonostante la stagione magra, il frutto ha richiamato celebrità. Come l’italoamericana Lidia Bastianich, nota imprenditrice italoamericana del food, che si è cimentata in ricette a base di cedro. Nel mese di luglio, l’ambasciatore di Israele presso la Santa Sede Oren David ha visitato la Riviera, le coltivazioni e il museo del cedro allestito a Palazzo Marino.

Adduci non si scoraggia. Con la sua lungimiranza dice che «quest’anno si riparte con un approccio nuovo. Tutto il ciclo della trasformazione avverrà all’interno del consorzio, senza più consegnare il prodotto salamoiato o fresco ad altri stabilimenti fuori dalla regione». Che vuol dire trattenere tutto l’indotto sul territorio. Per una filiera allargata, che comprende anche la cosmetica, i prodotti medicinali, il circuito enogastronomico, quello turistico e culturale, il cui valore oggi si aggira sui 2 milioni di euro. E vuol dire anche prepararsi alle esportazioni verso la Russia, la Germania e la Francia. Spingendo sulla Dop.

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