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Il pomodoro Pomì compera De Rica

industria agroalimentare

Il pomodoro Pomì compera De Rica

Il Consorzio cooperativo Casalasco di Cremona (marchio Pomì) ha annunciato l’acquisto del marchio e degli impianti De Rica, storico marchio italiano di verdure e conserve in scatola, nato nel 1963 e diventato famoso con Carosello dove i protagonisti erano Titti e Gatto Silvestro. A vendere è la società Generale Conserve (marchio Asdomar) con sede a Genova e impianti in Sardegna e Portogallo. Grazie all’accordo tra le due aziende - si legge in una nota del Consorzio - l’acquisizione garantisce che De Rica resti in Italia.

L’operazione riporta il rinomato brand nella sua zona originaria di produzione e decreta il passaggio di un altro importante marchio italiano direttamente in mano al mondo agricolo cooperativo, espressione di una filiera tutta italiana con un forte legame col proprio territorio d’origine.

Il Consorzio Casalasco è leader nella filiera italiana nella coltivazione e trasformazione di derivati del pomodoro, con un fatturato di 230 milioni di euro, oggi conta 370 aziende agricole associate che coltivano 7mila ettari di terreno dislocati nella pianura Padana tra le province di Cremona (dove ha sede a Rivarolo del Re), Parma, Piacenza e Mantova. Una terra che oggi permette alle 550mila tonnellate di pomodoro fresco raccolto di essere trasformato nei tre stabilimenti di proprietà della cooperativa in prodotti esportati in 60 Paesi nel mondo. Per l’operazione, le aziende sono state assistite dallo Studio Vitale & Co coadiuvato da LMCR/Studio legale associato per Generale Conserve e dallo Studio De Bellis per Consorzio Casalasco del Pomodoro.

«Con questa operazione si realizza una svolta nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che vede direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi - spiega il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo - la svendita di marchi italiani all’estero ha spesso significato nell’agroalimentare lo svuotamento finanziario delle società acquisite, la delocalizzazione della produzione per chiusura di stabilimenti e gli acquisti delle materie prime all’estero con perdita di occupazione».

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