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L’«oro rosso» dell’Urbinate si prepara alla nuova…

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L’«oro rosso» dell’Urbinate si prepara alla nuova fioritura

Lo chiamano oro rosso perché lo si produce in micro quantitativi che hanno un elevato valore commerciale: ecco perché lo zafferano si è trasformato negli anni in una coltura sofisticata, sulla quale si concentrano studi e processi innovativi. «L’obiettivo è di ridurre il numero di piante necessarie a produrre un grammo della preziosa polvere, che sul mercato interno vale mediamente dai 25 ai 30 euro», spiega Davide Salvia, direttore marketing di Giallo di Corte, azienda agricola del Montefeltro.

L’idea di produrre nell’Urbinate è venuta nel 2013 a tre amici: Michele Ragni e Francesco Ranocchi, avvocati che hanno abbandonato la professione per dedicarsi completamente all’agricoltura di qualità, e Davide Spezi, ingegnere che si occupa di certificazione di prodotti alimentari. «Il clima e le escursioni termiche che si registrano nel Montefeltro – garantisce Giulio Lonzi di Slow Food Urbino – garantiscono al prodotto qualità organolettriche eccellenti e uniche».

Prima la ricerca sulla presenza di eventuali bulbi autoctoni, in collaborazione con l’Associazione zafferano Italiano e l’università di Urbino, quindi lo studio sulle caratteristiche del terreno («ai tempi di Federico da Montefeltro si parlava di una buona coltura, per cui questo è un ritorno alle origini»), infine l’organizzazione sul territorio «per garantire una produzione artigianale a chilometri zero».

I bulbi del Montefeltro sono un’evoluzione di quelli provenienti dall’altopiano di Navelli, considerata zona d’eccellenza nazionale, e rispetto a quelli abruzzesi presentano uno stimma più lungo: «Questo ci consente di ottenere un’ottima qualità e una produzione maggiore – spiega Ragni –: la media nazionale è di un grammo di prodotto finito da 150 fiori, mentre a noi bastano 110 fiori».

I nuovi bulbi (4 quintali) sono stati appena piantati e la fioritura è prevista tra ottobre e novembre: dai mille metri di coltivazione nella frazione di Canavaccio si ricava poco meno di un chilo di zafferano; in azienda si occupano direttamente della posa dei bulbi, della raccolta dei fiori e della sfioritura, mentre le fasi di essicazione e confezionamento di prodotto avvengono in un laboratorio esterno certificato.

L’anno scorso, lo zafferano del Montefeltro è entrato in modo più stabile sul mercato: quella che in Italia è considerata una spezia ha un legame fortissimo con il risotto, ma secondo Michele Ragni «bisogna andare oltre la versione più conosciuta, perché ha un sapore straordinario, che si adatta anche al pesce, e qualità ancora poco conosciute». Da qui l’idea di Giallo di Corte di aggredire il mercato con maggiore aggressività, «mantenendo la qualità e l’artigianalità del prodotto, venduto in stimmi integri e non in polvere» e andando oltre la vendita a privati e ai ristoratori.

«Quella che sta nascendo è una rete di prodotti alimentari tradizionali del Montefeltro – anticipa Salvia – ai quali aggiungere il gusto dello zafferano: dalla crescia sfogliata al miele e fino ai liquori». «Chi compra zafferano Giallo di Corte – conclude Ragni - lo compra perché compra un’idea di benessere, di bellezza e di eleganza».

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