Impresa & Territori

Lo sviluppo s’è fermato a Milazzo

la questione industriale

Lo sviluppo s’è fermato a Milazzo

Una, trina e se possibile anche di più. È il paradosso dell’area, anzi delle aree industriali della provincia di Messina. Ce n’è una, che si estende quasi senza soluzione di continuità da Giammoro a Milazzo, sul fronte tirrenico, abbracciando il territorio di almeno sei comuni: qui vi lavorano almeno settemila persone. E ve ne sono poi altre disseminate tra il capoluogo e la provincia, dove gli esperti individuano un certo dinamismo delle imprese in vari settori.

Ma a parte qualche eccezione, nel messinese non c'è da stare allegri perché le zone industriali propriamente dette scontano problemi di incuria e di abbandono ormai decennali. E soprattutto si dibattono tra il perire e il cercare una vocazione che in ogni caso deve fare i conti con vincoli e regole ormai divenuti in Sicilia una costante. Poi c'è anche la condizione infrastrutturale. Anche qui, a Milazzo, viene tirato per la giacchetta l’Irsap che non ha risorse per intervenire nell’area industriale e recentemente ha interdetto al traffico (tranne che per i mezzi delle imprese) l’asse viario dell’agglomerato industriale che necessita di manutenzione. C’è da capire, poi, che fine faranno i tanti capannoni abbandonati e non solo quelli: da queste parti, è l’allarme che arriva da tanti, c’è da stare attenti e vigilare per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata ma soprattutto alzare un muro contro gli speculatori.

Proprio l’area industriale di Milazzo è la manifestazione plastica di questo travaglio visto che qui, per esempio, il piano paesaggistico della provincia di Messina ostacola l’investimento di A2A, il colosso dell’energia che ha pianificato in un’area che ricade nel comune di San Filippo del Mela un investimento di circa 180 milioni per la riqualificazione della vecchia centrale elettrica in un polo energetico integrato che prevede, tra le altre cose, la realizzazione di un termovalorizzatore per la trasformazione di Css (combustibile solido secondario) in energia. Il progetto va avanti a rilento ma A2A continua a lavorare e cresce: prima dell’estate ha anche fatto dieci nuove assunzioni.

Gli ostacoli al progetto varato da A2A appaiono ai più come un paradosso. E non è l’unico, ovviamente. Che certo non va incontro alle richieste di buon senso che vengono da più parti. Per esempio dal sindacato: «Bisogna creare in quell’area una condizione di opportunità - dice il segretario provinciale della Cisl Tonino Genovese - a partire dalle aree libere che bisogna ottimizzare e funzionalizzare. Ma occorre innanzitutto mettere in sicurezza l’intera area industriale». Ma soprattutto servirebbe un territorio «più amico» delle imprese, sostiene qualcuno, e sarebe necessario un disboscamento di regole, piani, vincoli sedimentati nel corso degli anni a causa del sovrapporsi di competenze o addirittura di scelte che oggi appaiono se non sbagliate spesso controproducenti: «Ci sono troppi enti e troppi interlocutori - dice Ivo Blandina, delegato di Sicindustria alle Infrastrutture e fresco presidente della Camera di commercio di Messina - troppi strumenti di pianificazione, spropositati e spesso in conflitto tra loro». E c'è chi cita il caso del Sin (Sito di interesse nazionale): i Comuni hanno fatto a gara per esserci non considerando i limiti che ne sarebbero derivati, oggi hanno 4,5 milioni da spendere per le caratterizzazioni ma non hanno mai fatto nulla.

Che possano esservi delle opportunità è a tutti molto chiaro. Accanto all’impianto di A2A corre quello della Ram, la Raffineria di Milazzo, che ha presentato qualche giorno fa il Bilancio di sostenibilità 2016 da cui emerge una raffineria che ha lavorato l’anno scorso 9,4 milioni di tonnellate di prodotto e ha così soddisfatto il 24% del fabbisogno nazionale di benzina e il 15% di quello di gasolio, ha investito 89 milioni (in aggiunta ai 92 milioni per manutenzione), ha impiegato direttamente 624 persone e un’occupazione nell’indotto che ha raggiunto le 2000 presenze giornaliere nel corso della fermata del 2016. Sempre l’anno scorso la Raffineria di Milazzo ha permesso un fatturato di 110 milioni a fornitori siciliani, di cui 62,5 milioni solo con fornitori della provincia di Messina.

Altre opportunità sono quelle che derivano dalla presenza della Duferco, con l’acciaieria che in questo caso ricade nel territorio del Comune di Giammoro: un impianto da 800mila tonnellate l’anno che dà lavoro a 160 persone. Impianto che potrebbe ricevere indubbi vantaggi competitivi dalla costruzione di un pontile proprio a Giammoro: una infrastruttura, con un fondale di 14 metri e raccordo diretto con autostrade e ferrovie, di cui si parla ormai da quasi vent’anni e che ancora stenta a decollare.  Ci sono venti milioni disponibili, le opere potrebbero persino partire da un momento all’altro. Ma tutto è ancora fermo. Il pontile che potrebbe portare vantaggi concreti non sono all’acciaieria ma anche ad altri settori e aziende che in quell’area sono presenti da sempre o si stanno sviluppando.  Come quello della logistica grazie alla presenza di cinque basi al servizio della grande distribuzione organizzata.

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