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Ferrovie, governo in campo per il riavvio del corridoio Reno-Alpi

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Ferrovie, governo in campo per il riavvio del corridoio Reno-Alpi

Il crollo dei binari a Rastatt (Afp)
Il crollo dei binari a Rastatt (Afp)

«Fate presto». Il crollo dei binari sul corridoio Reno-Alpi in corrispondenza di Rastatt (Germania) e la conseguente interruzione della linea ferroviaria nelle due direzioni almeno fino al prossimo 7 ottobre (ma qualcuno già parla di novembre) sta diventando un caso europeo. Il governo italiano farà la sua parte sia per sostenere le imprese della logistica ferroviaria in una fase che gli stessi operatori definiscono “drammatica” sia per salvaguardare il trasporto ferroviario intermodale, che in un questo primo scorcio di settembre si è ridotto di circa il 70% rispetto ai valori standard.

Il tavolo di crisi convocato con urgenza al ministero delle Infrastrutture nella tarda serata di mercoledì 6 settembre ha permesso di inquadrare il caso Rastatt in tutta la sua complessità.

«Ciò che più conta in questo momento – spiega Antonio Di Martino, presidente della sezione trasporto intermodale di Anita, l’associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica – è agire sul sistema ferroviario tedesco per avere certezze sulle tempistiche di ripristino totale della linea ferroviaria e per mettere in capo instradamenti alternativi». Di Martino era presente all’incontro assieme ai rappresentanti dei più importanti operatori aderenti all’associazione. «Sono certo che il ministro Delrio – aggiunge Di Martino – farà sentire la sua voce sia con la Germania sia con le autorità europee, poiché al di là dei numeri drammatici che rappresentano un duro colpo al trasporto ferroviario e intermodale, proprio in una fase tendenzialmente espansiva del settore, è importante che il governo salvaguardi le politiche volte a promuovere l’intermodalità in generale, e il trasporto combinato terrestre in particolare, puntando a una gestione coordinata e integrata dei corridoi, affinché ciò che è accaduto in Germania non si ripeta più».

La chiusura della linea ferroviaria a Rastatt, lo scorso 12 agosto, ha causato una brusca interruzione del corridoio ferroviario che collega il Nord Europa all’Italia attraverso la Svizzera (Reno-Alpi). Il fermo sta già determinando notevoli problemi nello scambio merci a livello europeo. Un’interruzione della linea prolungata, per di più su un asse strategico per l’economia italiana, rischia di avere effetti molto gravi per il nostro Paese, che risulta il più danneggiato da questa situazione. Ne soffrono sia gli operatori della logistica ferroviaria sia le imprese esportatrici, in particolare quelle del Nord-Ovest, l’area a maggiore vocazione industriale del Paese. Ma i rappresentanti della logistica ferroviaria temono anche altro: in queste settimane una parte consistente dei trasporti ferroviari verrà trasferita sulla strada. Per molti anni questi traffici rischiano di non essere recuperati per la rotaia. Gli obiettivi di trasferimento di quote crescenti del traffico merci dalla strada alla ferrovia, definiti dall’Unione europea, ora sono in pericolo.

Nei giorni scorsi le principali associazioni della logistica ferroviaria europea (per l’Italia Anita, Assologistica, Assofer e Fercargo) hanno inviato una lettera aperta sia alla commissaria Ue per i Trasporti, Violeta Bulc, sia al governo federale tedesco per spiegare l’entità dei danni che il blocco di Rastatt (tra Offenburg e Karlsruhe, a sud di Colonia) sta causando alla catena della logistica ferroviaria europea. La ferrovia della Valle del Reno è la linea principale per il traffico intermodale (strada-ferrovia) europeo. Giornalmente viene percorsa da 200 treni merci. Circa il 50% dello scambio merci tra l’Europa settentrionale e l’Italia via Svizzera avviene su rotaia lungo questo asse. Attualmente le ferrovie merci riescono a gestire, su percorsi alternativi via Germania, Francia e Austria, solo il 25% del normale volume di traffico. Il trasporto intermodale è particolarmente penalizzato: in questo segmento, il traffico in deviazione non raggiunge il 15% del volume usuale. A causa delle difficili condizioni delle operazioni di deviazione via Stoccarda-Singen, la maggior parte dei treni viene cancellata o viaggia con ritardi estremi di versi giorni.

Le fabbriche a nord e sud delle Alpi – si legge nella lettera - stanno subendo mancate consegne e sospensioni della produzione in maniera preoccupante e moltissimi fermi della produzione sarebbero imminenti. Investimenti di decenni nel sistema ferroviario rischiano di andare in fumo. La logistica ferroviaria europea chiede l’introduzione immediata di una task force con competenze decisionali e con il coinvolgimento dei gestori dell’infrastruttura. In un primo momento sembrava che il ripristino della linea potesse avvenire entro fine agosto/primi di settembre. Successivamente la Deutsche Bahn (ferrovie tedesche) ha informato che la chiusura della ferrovia durerà almeno fino al 7 ottobre 2017. Ma già circola la voce che la riapertura slitterà a novembre. E l’ansia degli operatori aumenta.

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