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Made in Italy terra di conquista. Ma siamo anche noi predatori

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Made in Italy terra di conquista. Ma siamo anche noi predatori

Produzione olio (Agf)
Produzione olio (Agf)

Italia alimentare terra di conquista? Sì: alle multinazionali estere fa gola il brand made in Italy, ma anche le imprese italiane negli ultimi anni hanno fatto shopping sui mercati esteri.

Ieri la cessione dell’aceto balsamico Acetum (come altre Denominazioni non si può portare all’estero) alla britannica Abf ha rilanciato i timori di un Paese con aziende più prede che predatori, privato delle sue eccellenze alimentari, a causa di imprese troppo piccole, in difficoltà nell’approcciare i mercati lontani.

Negli ultimi anni la lista delle incursioni dall’estero è lunga e spazia in molti comparti del food e beverage: lo scorso dicembre il produttore francese di Champagne Epi ha acquistato il controllo della cantina Biondi Santi, icona del Brunello di Montalcino, compresi anche 152 ettari di vigneti.

L’anno scorso la catena di gelaterie Grom è stata rilevata (anche per difficoltà gestionali) dalla multinazionale anglo-olandese Unilever; il brand della birra Peroni è transitato dall’orbita della sudafricana SabMiller a quella della nipponica Asahi mentre il colosso Ab Inbev ha bevuto l’artigianale Birra del Borgo; l'imprenditore americano Kyle Krause ha conquistato i “Barolisti” Vietti ed Enrico Serafino proiettando la Langa nel novero delle grandi denominazioni mondiali. Nel 2014 i marchi Sagra e Berio sono passati sotto l’ombrello del cinese Yimin; nello stesso anno, il Pastificio Garofalo ha ceduto la maggioranza agli spagnoli di Ebro Foods che hanno rilevato anche il 40% di Riso Scotti. In precedenza la triade Bertolli, Carapelli e Sasso è passata dalla spagnola Sos al fondo statunitense Cvc Capital Partners. Eppoi ancora l’icona Gancia è stata acquisita dal re della vodka russo Rustam Tariko, i vini Ruffino dall’americana Constellation e i prosciutti Fiorucci fanno capo ai messicani di Alfa.

In direzione opposta, nel 2016 l’acquisizione della francese Carte Noire da parte di Lavazza è stata la terza operazione a valore (700 milioni) mentre, nello stesso settore, Segafredo ha rilevato la portoghese Nuticafes. Ferrero ha fatto un boccone dei biscotti della belga Delacre, del cioccolato della britannica Thortons, dei cioccolatini americani Fannie May e delle nocciole della turca Oltan. Nell’ultimo biennio Granarolo ha realizzato una dozzina di acquisizioni tra estero e Italia, Campari ha bevuto il Grand Marnier, Cremonini è impegnata nella campagna di acquisizioni di distributori internazionali mentre De Cecco ha rilevato il numero 1 russo della pasta, First Pasta.

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