Impresa & Territori

Il Consorzio dell’aceto balsamico Igp è sotto controllo straniero

MADE IN ITALY

Il Consorzio dell’aceto balsamico Igp è sotto controllo straniero

La Igp dell’aceto balsamico di Modena è in pericolo? È questa la domanda che da giorni rimbalza nel territorio culla dell’indicazione di qualità più apprezzata all’estero ( l’export pesa il 92% del fatturato dell’oro nero, un record assoluto per il made in Italy agroalimentare), perché l ’acquisizione del gruppo Acetum di Cavezzo da parte di Abf-Associated British Foods rivoluziona l’assetto di controllo del Consorzio di tutela dell’aceto balsamico di Modena. «L’attuale Consiglio di amministrazione risulta oggi per oltre il 50% in mano ad aziende a capitale straniero», rimarca Armando De Nigris, titolare del più grande produttore ed esportatore italiano di balsamico, Acetifici Italiani di Modena.

In Cda infatti siedono Cesare Mazzetti, il presidente di Acetum, leader del mercato mondiale con una quota di quasi il 30%, Giovanni Carandini dell’Acetificio Carandini Emilio a sua volta in mano a investitori tedeschi, e Valéry Brabant dell’Antichi Colli entrato nel 2011 nell’orbita del colosso francese dei condimenti Charbonneaux Brabant. Tre su nove consiglieri parlano straniero, «ma quei tre valgono oltre la metà del mercato espresso dalla cabina di regia del Consorzio», rimarca De Nigris, recentemente uscito dall’ente di tutela per divergenze rispetto al ruolo di garanzia degli interessi in una nicchia dell’eccellenza alimentare italiana spaccata tra piccole acetaie storiche e di tradizione e pochi grandi produttori industriali.

«Nulla possiamo contro operazioni finanziarie che seguono le logiche di un mercato dove i marchi del made in Italy fanno gola a tutti gli investitori - aggiunge De Nigris - ma qui non stiamo cedendo un’azienda, stiamo lasciando agli stranieri l’anima del prodotto. Quest’anno c’è un 30% di uva in meno sulle vigne dei nostri agricoltori nel comprensorio e la produzione di aceto balsamico con mosti autoctoni ne risentirà. Rischiamo che una Igp a controllo straniero allarghi le maglie del disciplinare», teme De Nigris.

«Parliamo di fantasie - ribatte il direttore del Consorzio di tutela dell’aceto balsamico di Modena, Federico Desimoni - non solo perché non è vero che la maggioranza del Cda è in mano a capitali stranieri, ma perché chi cambia il disciplinare è l’assemblea dei soci, oggi 49, non i consiglieri. E in ogni caso i consiglieri votano per testa e i tre espressione di capitali esteri sono un terzo dei nove membri in Consiglio. E per quanto il sistema di voto in aula sia proporzionale ai volumi di produzione, abbiamo introdotto soglie per evitare schiacciamenti dei piccoli acetifici».

Una modifica del disciplinare richiede una maggioranza qualificata dei due terzi dei voti, «significa che occorre il placet dei primi 20 produttori per cambiare le regole della Igp, chi paventa una posizione dominante delle tre aziende controllate da capitali esteri dimentica le regole basilari dell’aritmetica», aggiunge Cesare Mazzetti, presidente di Acetum (che ha meno dell’8% dei voti in assemblea) e per sei anni alla guida del Consorzio. «Così come si dimentica che non è interesse degli azionisti stranieri cambiare norme che garantiscono il valore strategico del prodotto su cui hanno investito e c’è pure il Ministero a vigilare su origine, qualità, autenticità e tradizione di Dop e Igp, sono timori anche tecnicamente infondati», aggiunge il direttore Desimoni.

Ma i timori ci sono, perché il rischio di “diluire” le regole per adattarle al business è sempre in agguato. «Ci auguriamo che il cambiamento di proprietà da mani italiane a mani estere non significhi lo spostamento delle fonti di approvvigionamento della materia prima a danno dei coltivatori dell’Emilia-Romagna», commenta il presidente regionale di Coldiretti, Mauro Tonello. Il disciplinare comunitario per l’aceto balsamico Igp ammette infatti l’uso di mosti provenienti da tutto il mondo e l’utilizzo di prodotto agricolo estero rischia di aumentare con l’acquisizione da parte di società straniere di marchi alimentari italiani di primaria importanza, spiega Coldiretti. E nel caso di Acetum il quadro si aggrava perché Abf è inglese e sul mercato britannico, con la Brexit, non varranno più le norme Ue sulla denominazione di origine.

© Riproduzione riservata