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Telco alla guerra dei «28 giorni»

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Telco alla guerra dei «28 giorni»

(Marka)
(Marka)

Per ora tutto “congelato”. Per capire come finirà la tenzone sulla fatturazione a 28 giorni non si può far altro che aspettare a febbraio, quando dopo il 7 si pronuncerà la terza sezione del Tar Lazio. Al limite si può guardare alla fine dell’anno, se il Governo deciderà di intervenire in legge di bilancio. Nel day after seguito all’avvio del procedimento di Agcom per sanzionare le quattro maggiori compagnie telefoniche italiane (Tim, Vodafone, Wind Tre e Fastweb) che hanno fatturazione a 28 giorni sul fisso (contrariamente a quanto deliberato dall’Autorità a marzo), le posizioni appaiono sempre più inasprite.

Le telco non hanno intenzione di indietreggiare fino alla pronuncia del Tar (e peraltro dal punto di vista temporale il procedimento Agcom si concluderà in 150 giorni e quindi sempre verso febbraio). Del resto per loro è una battaglia chiave. E più per l’affermazione del principio che per la possibile multa: fino a 1,16 milioni di euro che ovviamente non farebbero saltare i conti delle telco. Certo, gli effetti del battage sul tema sono tutt’altro che piacevoli e trascurabili. Anche perché le associazioni dei consumatori si stanno muovendo per ricorsi e class action.

Nel frattempo il Governo sta studiando se e come intervenire. Ad aprire a questa eventualità, giorni fa durante un question time, è stata la ministra per i Rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro. Gli uffici legislativi sono però ora al lavoro per capire anche “se” intervenire. Porre per legge una cadenza mensile è un intento che va infatti misurato innanzitutto con la normativa comunitaria. Dall’altra parte c’è da considerare il possibile impatto sul giudizio di merito del Tar. Su questo versante i pareri raccolti in ambito giurisprudenziale dal Sole 24 Ore divergono.

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GLI OPERATORI IN ITALIA

el primo caso, più favorevole alle istanze delle telco, c’è chi ritiene che la creazione di una legge “primaria” sarebbe un’indicazione chiara di un dettame normativo che prima non esisteva e che quindi renderebbe priva di basi la delibera Agcom 121/17/CONS di marzo che ha stabilito la liceità della fatturazione a 28 giorni solo per il mobile e non per il fisso e per le offerte ibride. «Al contrario – replica Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale Consumatori – si renderebbe più chiaro che c’è voluta una legge per far rispettare una delibera che è un atto che ha già una sua cogenza».

Di certo, la delibera non è sospesa e quindi è in vigore con tutto ciò che consegue in termini di possibili ricorsi da parte dei consumatori. «Come stiamo segnalando – spiega il presidente Unc – ora è possibile solo cambiare gestore, gratuitamente, visto che ce ne sono alcuni che hanno la fatturazione mensile. Dopo la pronuncia del Tar si potranno richiedere i rimborsi con azioni individuali o anche collettive, che stiamo preparando».

Questo però se il Tar dovesse dare ragione, cosa che le telco non ritengono affatto scontata. L’associazione di categoria Asstel, intanto, è stata durissima con l’Agcom: «Delibera priva di fondamento», ha riportato in una nota e che impone «d’autorità pesanti condizionamenti alla libertà di impresa» rischiando «di generare effetti negativi in un settore liberalizzato come quello delle tlc» in cui «negli ultimi 15 anni i prezzi sono calati del 43%». C’è poi la questione tempi, visto che i 28 giorni sul fisso sono partiti da maggio 2016 e che l’Autorità, ha spiegato Asstel, «è stata costantemente informata».

Dall’altra parte Agcom – come i consumatori per i quali benzina sul fuoco ha rappresentato la decisione di Sky di fatturare a 28 giorni – vede nella fatturazione a 4 settimane un vizio di trasparenza, sostenendo che va bene nel mobile dove il 76% del traffico è prepagato, ma nel fisso il pagamento con il Rid (in qualche modo associato allo stipendio mensile) rende tutto più complicato. Fastweb, dal canto suo, ha evidenziato che si ritiene discriminata da una differenza di trattamento fra fisso (dove opera principalmente) e mobile. Ma dall’Agcom si chiedono: perché non aumentare il prezzo piuttosto che agire sui tempi di fatturazione?

Intanto la questione è finita sul tavolo dell’Antitrust: l’Unione nazionale dei consumatori ha fatto una segnalazione vista la limitazione della «possibilità di poter reperire sul mercato offerte diverse».

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