Economia

Sudafrica, una testa di ponte verso il continente

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Sudafrica, una testa di ponte verso il continente

Quello del Sudafrica è un mercato molto particolare: a macchia di leopardo, con zone molto ricche e altre molto povere, invaso da prodotti cinesi a basso costo che generano tensioni sul prezzo ma, parallelamente, ricco di sviluppi immobiliari di prestigio, soprattutto nel settore dell’hôtellerie, ma anche nel residenziale privato.

Inoltre, spiega Filippo Manuzzi, amministratore delegato di Ceramica Sant’Agostino, «è un mercato che apprezza molto i prodotti made in Italy, anche perché molti abitanti hanno origini europee. Cape Town, ad esempio, è una delle città più cosmopolite che io abbia visitato. Per molti aspetti il Sudafrica somiglia più all’Europa che all’Africa». L’azienda ferrarese è presente in questo Paese dalla fine degli anni 70, grazie al rapporto diretto con un importante distributore sudafricano che, da allora, rappresenta il marchio assieme a poche altre aziende selezionate della ceramica. «È un mercato interessante – aggiunge Manuzzi – ma di difficile accesso. I canali per entrare non sono molti e ci possono volere anni prima di trovare il partner giusto».

Alcune dinamiche del mercato, poi, sono tipicamente africane, come la forte concorrenza sul prezzo, dovuta alla prevalenza di prodotti cinesi o locali (circa 20 milioni di mq venduti all’anno sia nell’uno che nell’altro caso, in un mercato che ne assorbe in totale 55 milioni). Concorrenza che incide non soltanto sulla fascia bassa del mercato – come avviene in altri Paesi in cui esportano le aziende italiane – ma anche su quella media o sul segmento medio-alto e coinvolge molti ambiti, dall’edilizia ospedaliera a quella commerciale. Per questo, dice ancora Manuzzi, le migliori opportunità per i brand italiani di alto livello sono sul residenziale privato, essendo più alto il potere di spesa dei singoli che appartengono alla pur ristretta fascia dei ricchi. Non mancano comunque progetti commerciali di pregio, in particolare hotel e resort di lusso, di grande interesse per i marchi italiani.

Un altro aspetto, che rende strategica la presenza in Sudafrica nonostante i piccoli volumi esportati, è che la relativa stabilità politica, la cultura europea e la presenza di alcuni grandi studi di architettura di rilievo internazionale ne fanno un hub di collegamento per raggiungere altri mercati dell’area subsahariana: «Attraverso il nostro cliente forniamo materiali per progetti in Namibia, Mozambico, Botswana e Mauritius», precisa Manuzzi.

Anche secondo Andrea Lodetti, amministratore delegato di Ricchetti Group, il Sudafrica «è una testa di ponte per raggiungere anche i mercati vicini, caratterizzati da tassi di sviluppo importanti e da un interesse crescente per il made in Italy, ma verso cui è difficile esportare, a causa soprattutto della situazione politica incerta». Il gruppo è presente nel Paese da diversi anni, attraverso tre partner locali (a Johannesburg, Pretoria e Cape Town) che ne rappresentano i diversi marchi, tra cui il brand Roberto Cavalli Home Luxury Tiles, prodotto in licenza dall’azienda di Casalgrande (Reggio Emilia). «Il 50% delle nostre vendite in Sudafrica - dice Lodetti - proviene proprio da questa collezione, sia perché incontra il gusto della clientela ricca locale, sia perché i consumatori sudafricani associano l’immagine dell’Italia e dei suoi prodotti all’idea del lusso».

È un mercato che fa volumi piccoli rispetto ad altri, ribadisce Lodetti, ma ha potenzialità di crescita interessanti, se si pensa che l’anno scorso i ricavi del gruppo sono aumentati del 10%, raggiungendo i 350mila euro. «Il prossimo passo sarà sviluppare di più il canale del contract», conclude l’ad.

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