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commercio internazionale

Ferrovia Reno-Alpi, il conto salato del guasto di Rastatt: -60% di merci

Un crollo stimato del 60% del traffico merci con la Germania, con ricadute negative soprattutto nel Norditalia e soprattutto sul sistema produttivo del Nordovest. È l’effetto calcolato da Assologistica dell’interruzione della ferrovia a Rastatt, in territorio tedesco, sull’asse di collegamento strategico Reno-Alpi, conosciuto anche come corridoio Genova-Rotterdam.

Quello che in un primo momento doveva essere uno stop di breve durata – dal 12 agosto, giorno dell’insorgere del problema strutturale sulla linea ferroviaria, al 26 agosto – è stato poi prolungato con una prima previsione di riapertura al 7 di ottobre e un successivo annuncio di anticipo al 2 ottobre. A causare il collasso, a metà agosto, l’abbassamento dei binari sulla linea nelle due direzioni a seguito di un incidente costruttivo (si veda il Sole 24 Ore del 26 agosto scorso). I timori di ripercussioni negative dal punto di vista economico, avanzati dalle imprese della logistica e da quelle dei trasporti rappresentate da Anita hanno trovato puntuale conferma nelle settimane successive all’incidente, con la riapertura delle aziende dopo le ferie. «Anita – spiega il presidente Thomas Baumgartner – si è fatta portavoce delle esigenze degli operatori intermodali chiedendo l’attivazione di un tavolo di crisi che si è riunito ai primi di settembre, dal quale sono scaturite una serie di azioni, di carattere politico e operativo».

L’allarme del settore è stato raccolto dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, che in una lettera ufficiale al collega tedesco, Alexander Dobrint, ha chiesto il ripristino della linea nel più breve tempo possibile. Delrio ha coinvolto anche i ministri dei Paesi interessati (oltre alla Germania, la Francia, l’Austria e la Svizzera) per «individuare percorsi alternativi di collegamento con il nord Europa» e ha scritto anche alla commissaria Ue ai Trasporti, Violeta Bulc (si veda il Sole 24 Ore del 9 settembre scorso).

Il pressing «del ministro e della Commissione europea è stato utile perché ha spinto la Germania a reagire e accelerare i tempi del ripristino della linea, che riaprirà con un anticipo di 5 giorni rispetto alle previsioni, secondo quanto da loro stessi dichiarato» sottolinea Baumgartner.

Tuttavia, l’impatto sul sistema produttivo del NordItalia si fa sentire, come spiega Umberto Ruggerone, vicepresidente di Assologistica con delega agli interporti. «Su quella linea normalmente c’è un transito di 200 coppie di treni al giorno. Nella prima fase il traffico si è ridotto al 10-15%. Poi le imprese del settore sono corse ai ripari, sia con percorsi alternativi sia spostando su gomma una parte delle merci. Oggi, sulla base dei dati di aziende e terminalisti, possiamo dire di essere al 40%». Una perdita, quindi, del 60% rispetto al normale. Per i centri itermodali il drastico calo significa cassa integrazione o smaltimento ferie per i dipendenti – come accade al Cim di Novara – per le imprese manifatturiere dell’area un impatto sulle commesse estere e un ricorso alle scorte di magazzino per fronteggiare i problemi sulle importazioni. Le Alpi vedono transitare circa il 70% dell’export verso il Nord Europa e l’asse che passa dalla Svizzera ne intercetta una fetta consistente.

«Gli instradamenti alternativi messi a disposizione via Brennero – chiarisce il presidente di Anita –, si sono rivelati modesti se non addirittura insufficienti, essendo state coperte solo per meno del 20% della loro potenzialità».

«Questa vicenda – sottolinea Ruggerone – rischia di avere un impatto pesantemente negativo anche sulla cosiddetta “cura del ferro”», il tentativo del governo di potenziare i trasporti su rotaia. Ma l’incidente mette in evidenza anche il nodo non meno importante relativo alla governance. «Stiamo parlando del corridoio Genova-Rotterdam, uno degli assi strategici su cui l’Europa punta da anni – sottolinea il vicepresidente di Assologistica – È indispensabile che vi sia una cabina di regia adeguata, in grado di vigilare e controllare: è impensabile che possano accadere incidenti come quello di Rastatt».

La crisi di questi mesi potrebbe lasciare frutti positivi se, come auspica Thomas Baumgartner, «anche grazie agli interventi del ministro Delrio, registriamo una presa di coscienza da parte della Commissione europea e dei gestori del corridoio. È importante soprattutto per il “dopo Rastatt”, per individuare misure e strumenti di intervento che possano scongiurare in futuro situazioni analoghe».

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