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Amarone, scontro tra i viticoltori sui tetti produttivi

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Amarone, scontro tra i viticoltori sui tetti produttivi

La difficile difficile vendemmia 2017 riaccende la guerra tra i produttori di Amarone. Nei giorni scorsi le Famiglie dell’Amarone d’Arte (associazione che riunisce 13 etichette storiche della Valpolicella che gestiscono il 25% dei vigneti e realizzano 17% della produzione della griffe veneta) hanno contestato la decisione del Consorzio di tutela della Valpolicella che anche in un’annata scarsa come quella 2017 ha deciso di tenere ancora a freno i quantitativi di uve da destinare all’appassimento, la tecnica con cui si produce l’Amarone.

Il Consorzio di tutela infatti tra gli strumenti di gestione dell’offerta ha quello di stabilire ogni anno la percentuale di uve (sulla resa massima totale) che è possibile mettere ad appassire. La decisione dell’organismo di tutela opera poi «erga omnes» ovvero su tutti i produttori della Valpolicella anche se non associati al consorzio (e quelli delle Famiglie dell’Amarone ne sono usciti anni fa) ma che comunque vogliono produrre vini come l’Amarone o il Ripasso (che pure è realizzato con la medesima tecnica).

«Il punto – spiega il presidente dell’associazione Famiglie dell’Amarone d’Arte, Sabrina Tedeschi – è che di fronte alla vendemmia 2017 nella quale si registrerà un calo produttivo del 15% in Veneto e del 10% in Valpolicella applicare una riduzione lineare a tutti i produttori, sganciata cioè da valutazioni qualitative e senza tener conto dei differenti costi di produzione tra collina e pianura, rischia di rivelarsi penalizzante per chi predilige la qualità ai volumi. Ci dicono che la scelta è dettata dall’esigenza di tutelare la redditività. Ma anche svendere il prodotto, come fa qualcuno, non aiuta i fatturati».

«Non condividiamo i numeri – ribatte da parte sua il direttore del Consorzio della Valpolicella, Olga Bussinello, - nella nostra area abbiamo subito meno i danni da gelate e siccità che nel resto della regione e il calo produttivo atteso è nell’ordine del 2%. E non sono d’accordo neanche che la riduzione delle uve da destinare all’appassimento penalizzi i produttori di collina : la percentuale del 40% è fissata sulla resa massima di 120 quintali di uva a ettaro. Pertanto chi produce di meno, ad esempio 100 quintali, potrà destinarne 48 ad appassimento, ovvero più del 40%».

Al Consorzio inoltre difendono le misure di gestione dell’offerta. «Non possiamo dimenticare - aggiunge Bussinello - che negli ultimi 4 anni sono entrati in produzione 200 ettari l’anno di nuovi vigneti (da 7.200 ettari siamo giunti a oltre 8mila ettari), e che nelle scorse annate si sono prodotti in media 13 milioni di bottiglie con una punta di 14,8 milioni nel 2016. Il che significa che ci sono scorte elevate che devono essere smaltite. Non frenare la produzione penalizzerebbe prezzi e redditività. Quanto infine alla possibilità di una percentuale differenziata per aree, siamo aperti a ogni discussione, ma la decisione finale spetta all’assemblea del Consorzio».

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