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Cemento, dieci anni di caduta

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Cemento, dieci anni di caduta

(Agf)
(Agf)

La crisi strutturale dellla filiera italiana del cemento non conosce fine. Nel 2017, secondo le previsioni di Federbeton, il bilancio si chiuderà con una diminuzione di oltre il 60% in termini di volumi di produzione, di mercato e di valore aggiunto rispetto ai valori di nove anni fa. L’associazione. in una recente audizione alla Camera sullo stato di salute del settore, è tornata a chiedere con forza un piano di investimenti in infrastrutture, rilanciando i due progetti-quadro da sempre nei cassetti dei desiderata degli associati, vale a dire un vasto programma di rigenerazione urbana e una maggiore spinta alla pavimentazione delle gallerie in calcestruzzo.

Un appello che si salda con la recente richiesta del presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, a sostegno della filiera dell’acciaio da costruzione e che si inserisce nel dibattito sulla modifica al patto di stabilità europeo, per consentire una reale ripresa del mercato interno dei paesi ancora in ritardo sulla strada della ripresa.

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La filiera del calcestruzzo e del cemento armato è allo stremo. I produttori di Atecap hanno archiviato l’anno scorso il decimo anno consecutivo di calo: -7,8% il risultato a fine anno, per un totale di 23,257 milioni di metri cubi prodotti (2 milioni persi). Nell’ultimo triennio l’intensità della caduta anno su anno si è attenuata (-10,1% nel 2015, -11,5% nel 2014), ma il gap accumulato in quattro anni, quando si producevano quasi 40 milioni di calcestruzzo, è stato del 41,6% (-70% in 10 anni). Oltre ai produttori di calcestruzzo preconfezionato fanno parte della filiera anche le aziende attive nella produzione di prefabbricati in calcetruzzo, di additivi, di macchinari per il confezionamento, produzione e trasporto del calcestruzzo, i produttori di malte premiscelate e di applicazioni in calcestruzzo.

Secondo i dati presentati da Federbeton nella recente audizione in Parlamento, la filiera ha perso dal 2010 circa 9mila imprese, vale a dire un quarto del totale. Nello stesso periodo sono usciti dal mercato del lavoro oltre 40mila addetti e quasi il 30-40% del valore aggiunto. Il fatturato è calato del 39%, mentre le esportazioni sono aumentate del 33%, restando comunque su valori poco significativi (l’incidenza sul giro d’affari complessivo è comunque salita dal 9% al 19 per cento). È necessaria una scossa al mercato interno, visto che anche le previsioni di Ance non indicano per il breve periodo una decisa inversione di tendenza. «Gli investimenti in infrastrutture rappresentano oggi l’unico sostegno del mercato del cemento e della sua filiera produttiva - si legge nel documento di Federbeton -. Purtroppo nel bilancio dello Stato 2016 gli investimenti fissi lordi pesano molto poco: circa 38 miliardi, su un totale di spesa pubblica di oltre 800 miliardi di euro». Inoltre, ogni anno l’analisi del Documento di economia e finanza evidenzia sostamenti tra gli obiettivi programmati e gli incrementi di spesa. Il rispetto dei parametri di spesa Ue e il nuovo codice degli appalti fanno apparire «reale - si legge nel position paper di Federbeton - il rischio di perdere buona parte della filiera delle costruzioni nel tentativo di sistemare le regole della competizione».

Una strada per superare lo stallo può essere puntare sulla rigenerazione urbana attraverso un piano nazionale di Riuso. «Servirà inevitabilmente una strategia complessiva - spiegano i rappresentantid ella filiera del calcestruzzo -, che non lascia spazi a micro-interventi e che garantisca standard di qualità, bassi costi, minimo impatto ambientale e risparmio energetico. Abbiamo bisogno di una politica nazionale sulla rigenerazione delle città». Per quanto riguarda invece l’opportunità di promuovere la pavimentazione delle gallerie in calcestruzzo, da tempo la filiera spinge perchè sia la soluzione preferibile e sostenibile. «Può migliorare la sicurezza in caso di incendio - si legge nel position paper -, aumenta il comfort degli utenti, riduce il consumo di combustibile».

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Un recente studio della Università La Sapienza di Roma ha evicenziato un vantaggio economico tra il 20 e il 26% (a seconda della lungheza della galleria e della vita utile del progetto) legato all’utilizzo della pavimentazione in calcestruzzo rispetto alla tradizionale soluzione in conglomerato bituminoso. L’adeguamento della sicurezza nelle gallerie italiane è urgente: la direttiva 2004/54 prevede che entro il 30 aprile 2019 vengano adeguate tutte le gallerie, sulla linea Ten (trans european network), agli standard europei di sicurezza.

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