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Se la Mobilità si scontra con la Burocrazia

Da Capri

Se la Mobilità si scontra con la Burocrazia

(Marka)
(Marka)

Sempre più persone si spostano senza la propria auto. Il Car Sharing, altro inglesismo che insidia la linga italiana, è una delle rivoluzioni che lentamente sta rimodellando le città e plasmando l'economia: non serve più possedere un auto, ma si può prenderla, e pagarla, solo quando serve e solo per il tempo che serve.

Per decenni, dal Dopoguerra a oggi, l'automobile è stata qualcosa di personale, legata alla proprietà. Tanto che l'auto è diventata uno degli status symbol con cui le persone vogliono farsi apprezzare in pubblico Quando Car2Go, la prima società di condivisione partì in italia, paese oltremodo ossessionato dall'apparenza e dal ruolo sociale dell'auto, molti erano scettici: “Nessuno avrebbe scommesso che il car sharing si sarebbe diffuso - ricorda oggi soddisfatto Gianni Martino, il manager per l'Italia di Car2Go - in Italia e invece è stato un successo clamoroso”. E' come quando dal cavallo si passò al motore a scoppio: tutto cambiò per sempre.

Un problema di regole
A Capri, il Digital Summit organizzato da EY snocciola i nodi di una nuova economia, destinata a cambiare per sempre la società e l'urbanistica, che però per il momento si trova a dover fronteggiare i mille ostacoli quotidiani della burocrazia.

Molte App, come Car2Go e MyTaxi, sono di multinazionali che offrono il medesimo servizio in vari paesi: ma ogni paese ha regole diverse per il traffico e la segnaletica. In Italia, poi, l'eredità feudale dei mille comuni si porta dietro una struttura a costume da Arlecchino: ogni città ha regole urbanistiche diverse. A partire banalmente dalle strisce per i parcheggi: “Car2Go ha dovuto fare accordi coi comuni per far sì che si potessero lasciare le auto nelle varie zone di parcheggio delle città” prosegue Martino. Più facile a dirsi che a farsi: “Si pensi anche solo alle strisce gialle o blu: ogni città ha il suo colore e una diversa regolamentazione per organizzare il medesimo servizio”. Eppure Car2Go è una società unica che opera in più paesi: non avere uno standard condiviso dall'altra parte, rallenta la diffusione della mobilità alternativa.

Quello della mobilità alternativa è un ecosistema nascente, secondo la brillante definizione di Paolo Lobetti Bodoni, responsabile di EY per Automotive & Transportation nell'area mediterranea. Serve però un'omogeneizzazione delle regole e uno scambio di dati tra le Pubbliche Amministrazioni, che ormai sono tutte digitalizzate ma dove i funzionari non hanno la più pallida idea di quali dati le aziende hanno bisogno e di come fornirglieli.

Il caso Lombardia
La campagna mediatica che Milano sta facendo per autoproclamarsi la Smart City d'Italia e tra le prime in Europa, è a dir poco martellante. E in effetti Milano è la città che più ha lanciato servizi di car sharing e di mobilità alternativa e digitale: 5 noleggiatori di auto, il numero più alto in Italia (Car2Go, EnJoy, ShareNgo, DriveNow e la stessa municipalizzata Atm), ben 3 servizi di bici (BikeMi, e le recentissime MoBike e Ono). Però poi la “Smart City” deve vedersela con leggi e regole tutt'altro che smart, figlie più di interessi di lobby che di servizi al cittadino. Il caso più eclatante lo segnala Barbara Covili, la direttrice generale di MyTaxi in Italia: chi atterra a Roma, nell'aeroporto di Fiumicino, può prenotare un taxi con la App di MyTaxi. Se invece lo stesse viaggiatore atterrasse a Milano, stessa nazione, non potrebbe farlo: perché la Regione Lombardia vieta di poter prenotare i taxi in certi posti pubblici, come appunto gli aeroporti, dove già ci sono i “capolinea” dei taxi. Misteri d'Italia.

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