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Stretta sugli Npl: per Mecc Alte necessario «cambiare le norme restrittive»

Le nuove regole che intende introdurre la Banca Centrale Europea in materia di gestione dei crediti deteriorati non possono che avere un impatto negativo sulle imprese italiane. «Sono norme restrittive che mettono in crisi e in pericolo le Pmi che non hanno sufficiente capitalizzazione», dichiara senza esitazione l'imprenditore veneto Diego Carraro, presidente della Mecc Alte, azienda elettromeccanica con sede a Creazzo - ma diramazioni in tutto il mondo - specializzata nella progettazione e realizzazione di alternatori.

«Questa è l’Europa che non si fa amare - continua Carraro -. Si tratta di condizioni che penalizzano non solo le piccole e medieimprese che si trovano in situazioni di difficoltà, ma anche le banche che sono chiamate ad aiutarle».

La Mecc Alte, azienda storica della provincia di Vicenza, conta su una decina di stabilimenti in Italia e all’estero, ha 1.205 addetti, di cui 580 in Italia, e prevede di chiudere il 2017 con un fatturato consolidato di oltre 170 milioni di euro.

Il presidente Carraro fa riferimento alla reazione di Confindustria: «Bene ha fatto l’unione degli industriali ad intervenire sul tema, ma mi auguro che anche il Governo italiano faccia pressioni affinché queste condizioni vengano riviste; non credo che l’Italia sia isolata in Europa su questa questione, non mi pare che le altre economie, penso alla Spagna o alla Grecia, ma anche alla Germania, siano così floride da accettare queste restrizioni».

«In questo senso - conclude l’imprenditore - ci vuole un’azione congiunta Governo-Confindustria, servono pressioni urgenti».

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