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Società di welfare, si cercano giovani per gestire i piani

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Società di welfare, si cercano giovani per gestire i piani

Tra vantaggi fiscali e nuove esigenze dei lavoratori, se c’è un settore su cui tutti scommettono è quello del welfare aziendale. Dalla previdenza integrativa alle convenzioni con la palestra più vicina all’ufficio, passando per asili nido e buoni acquisto, il mondo dei cosiddetti flexible benefits è in espansione vertiginosa.

Non è un caso che Generali Italia, leader nel settore dell’assistenza sanitaria integrativa, abbia comunicato ai sindacati l’intenzione di costituire una nuova società di servizi dedita alla gestione e allo sviluppo di nuovi prodotti, assicurativi e non, che gravitano nell’ambito Wealth&Health. Una nuova realtà che dovrebbe portare all’assunzione di 60 nuove figure in un anno, più altre 40 opzionali.

Alla base del boom del welfare ci sono senz’altro le ultime novità legislative: la legge di Stabilità 2016 aveva potenziato le agevolazioni per le aziende che lo concedono e quella del 2017 ha aumentato da 50 a 80mila euro il tetto massimo di reddito da lavoro dipendente previsto per l’accesso alla tassazione agevolata.

Ma non è solo questione di convenienza. «In fondo è dal Tuir degli anni 80 che sono in vigore sgravi su questi servizi. Oggi è cambiata la natura del rapporto impresa-dipendente. I datori stanno imparando a leggere i bisogni della forza lavoro, mentre i dipendenti sono sempre più attratti da servizi accessori, persino quando significano meno salario netto in busta paga» ragiona Emmanuele Massagli, presidente della neonata Aiwa (associazione italiana welfare aziendale).

Le più avanzate, in tema di welfare, sono naturalmente le multinazionali. Ma ormai sul campo ci sono anche le Pmi. Secondo l’ultimo Welfare Index Pmi (Generali-Confindustria) in un anno è raddoppiato il numero di piccole imprese attive su questo fronte, ormai il 18,3% del totale. E se anche le singole imprese non hanno le risorse per muoversi da sole, sfruttano accordi di rete promossi dalle associazione di categoria territoriali; o partnership innovative come quella appena siglata tra Unisalute, Willis Towers Watson e Bper banca, che permetterà all’istituto di credito di offrire alle Pmi clienti un pacchetto di soluzioni ad hoc (per ora attivo in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna).

Che cosa chiedono i lavoratori? «Previdenza integrativa e salute sono in cima alle richieste» spiega Paolo Citterio, presidente di Hrda-Gidp, associazione che raggruppa i principali direttori delle risorse umane in Italia. «Specialmente il fronte sanitario sta ampliando i suoi orizzonti. Non si tratta solo di accedere a prestazioni sanitarie private, ma c’è sempre maggior richiesta di assistenza domiciliare per gli anziani» aggiunge Citterio.

Un mondo in fermento, insomma, che si traduce in assunzioni. Quali profili cercano queste imprese? «In primo luogo informatici. Questi servizi si basano su software raffinati che hanno bisogno di programmazione e manutenzione» prosegue Massagli. «Poi c’è l’ambito commerciale. Il lavoratore non è un semplice venditore, ma un vero e proprio progettista di piani di welfare. Deve interpretare le esigenze dell’azienda cliente, interfacciarsi con i direttori del personale e con gli uffici amministrativi, quindi non basta che conosca il prodotto, ma ha bisogno di competenze trasversali che tocchino l’ambito fiscale, il diritto e la psicologia del lavoro». Non va poi dimenticato l’ambito del customer care. «Oggi è un settore che può sviluppare 3-400 nuovi posti l’anno. Ma destinati senz’altro a crescere» conclude il presidente di Aiwa.

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