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«Cura dell’acqua» per le merci: il 58% passa dai porti…

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«Cura dell’acqua» per le merci: il 58% passa dai porti italiani

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«Ci auguriamo che chiunque governerà fra qualche mese questo Paese non faccia passi indietro rispetto a quanto fatto dal ministro Delrio. Il mondo dei trasporti e della logistica, a cominciare da tutta la filiera marittima, ha bisogno di un interlocutore politico credibile, perché sui trasporti e sulla logistica il Paese si gioca una bella fetta di futuro». Con queste parole il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè, ha concluso ieri a Cernobbio (Como) il 3° Forum internazionale di Confcommercio/Conftrasporto sulla logistica.

Il trasporto marittimo è stato il protagonista della giornata conclusiva. «Nonostante la positiva cura dell’acqua portata avanti dal ministro Delrio con la riforma dei porti, il Paese non è ancora guarito e la terapia non può essere interrotta, ma deve andare avanti» sostiene Conftrasporto. Il mare, con una quota del 58,3% sui traffici totali, è la modalità di trasporto più sfruttata in Italia per movimentare le merci, seguita dalla modalità stradale (36,9%) e, a grande distanza, dalla ferrovia (4,8%). I porti diventano i nuovi hub: sempre meno luoghi di destinazione finale delle merci e sempre più aree di scambio tra modalità di trasporto, con il terrestre che è il principale vettore di raccordo verso la destinazione finale dei prodotti (mare e strada assorbono insieme oltre il 95% dei percorsi svolti dalla merce). Il mare che alimenta la gomma e la gomma che controalimenta il mare è la nuova sfida del sistema trasportistico italiano, che dal 2015 dà segnali di ripresa per il traffico merci, anche se su livelli distanti di circa il 20% rispetto ai massimi precedenti la crisi. Senza trascurare la ferrovia, anch’essa decisiva per potenziare l’accessibilità delle merci al sistema portuale nazionale. I camion e la ferrovia si stanno organizzando per assorbire il flusso di merce in entrata e in uscita dai porti, tanto che nel triennio 2016-2018 la crescita prevista delle due modalità (tonnellate per chilometri) è analoga: 4% per la gomma e oltre il 5% per il ferro.

I porti quindi sono le valvole cardiache che garantiscono l’afflusso di beni nel Paese; se offrono servizi efficienti il sistema funziona e i trasporti diventano il volano degli scambi commerciali; se ciò non avviene essi si trasformano in trombi e il sistema non funziona. «Un approccio unitario all’intero sistema marittimo nel settore logistico nazionale è l’unico strumento in grado di valorizzare non solo le singole componenti ma l’intero comparto» sottolinea Uggè. Un appello raccolto da Maurizio Gentile, amministratore delegato di rete ferroviaria italiana (gruppo Fs Italiane). «Rfi - spiega Gentile - sta lavorando in maniera decisa in favore del trasporto merci e dell’intermodalità: oltre ai valichi internazionali, stiamo adeguando tutte le linee che fanno parte dei corridoi Ten-T agli standard internazionali, prevendendo treni lunghi fino a 750 metri, sagoma di quattro metri allo spigolo e l’aumento del carico assiale. Inoltre - conclude Gentile - siamo impegnati in 10 dei 15 porti core individuati dal ministero, cercando di portare - come abbiamo fatto a Livorno - la stazione ferroviaria direttamente sulla banchina, in modo da abbattere i costi di manovra e rendere concreta l’intermodalità».

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