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Ict, al 2020 i posti vacanti quadruplicheranno

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Ict, al 2020 i posti vacanti quadruplicheranno


Rischi. Ma soprattutto opportunità. La progressiva adozione di nuove tecnologie all’interno del sistema produttivo produrrà certamente lo “spiazzamento” di alcune categorie di lavoratori, contribuendo però nel complesso alla creazione di un vasto indotto e all’impennata della domanda per alcune professionalità, come ad esempio gli specialisti nell’Ict.

Ad analizzare trend e prospettive è una ricerca condotta da The European House - Ambrosetti, per conto di Adp Italia, branch della multinazionale Usa quotata al Nasdaq, leader nell'human capital management, che quest'anno festeggia i 50 anni di presenza operativa nel nostro Paese.

La ricerca evidenzia come nell'ultimo decennio si sia assistito a profondi cambiamenti nello scenario competitivo internazionale, non solo per gli effetti indotti dalla crisi finanziaria globale sul fronte economico e commerciale, ma anche per l'avvento - e la crescente disponibilità a prezzi competitivi - delle nuove tecnologie digitali e per il cambiamento delle abitudini di consumo del cliente. Digitalizzazione (se nel 2000 solo il 25% dei dati era archiviato in formato digitale, nel 2007 questa percentuale ammontava al 97%), robotica e automazione possono essere degli strumenti-chiave per accompagnare la trasformazione delle imprese.
Solo in Italia, a fine 2016 il mercato dell'Industria 4.0 ha raggiunto il valore di 1,83 miliardi di Euro (in crescita del 18,2% rispetto all'anno precedente e con un'incidenza del 44% per i prodotti e servizi ICT) e nel primo trimestre del 2017 la domanda di prodotti e soluzioni digitali 4.0 è aumentata tra il 10% e il 20%, con aspettative di mantenere una dinamica sostenuta per l'intero anno. Così come in crescita sono gli investimenti in automazione, con in media un robot ogni 62 dipendenti manifatturieri.


La continua evoluzione tecnologica e le numerose funzioni delegabili alle macchine potrebbero far pensare che sia vicino l'avvento della sostituzione dell'uomo con la macchina, mettendo a rischio milioni di posti di lavoro, rimpiazzati da robot. In realtà, la tecnologia nelle sue declinazioni più innovative abilita un nuovo modo di concepire il concetto stesso di lavoro, indipendentemente dal settore di attività o dalle mansioni svolte.
Se l'automazione e la robotica comportano una serie di vantaggi per i lavoratori, è necessario allo stesso tempo un ripensamento di ruoli e responsabilità, dato che una parte attuale della manodopera è potenzialmente a rischio: si stima infatti che in Italia la percentuale di occupati a rischio automazione sia pari al 14,9%, ovvero 3,2 milioni di persone. Tra i settori maggiormente esposti alla sostituzione uomo-macchina vi sono agricoltura e pesca (25%), commercio (20%) e l'industria manifatturiera (19%).

L'evoluzione tecnologica non comporterà tuttavia solo la scomparsa di alcune mansioni lavorative, ma sarà capace anche di generare nuovi posti di lavoro: per ogni posto di lavoro nato nei settori legati alla tecnologia, alle life science e alla ricerca scientifica si stima che siano generati – per effetti diretti, indiretti e indotti – ulteriori 2,1 posti di lavoro.
Per restare al passo dell'evoluzione tecnologica e sfruttare pienamente le sue potenzialità in ambito lavorativo, occorre però sviluppare nuove competenze su più fronti, a seconda del settore di attività:

Il trasferimento delle competenze digital ai lavoratori più senior non è una questione banale perché, nel caso in cui tale necessità non viene colmata, il rischio è che la domanda di nuovi profili resti insoddisfatta: si stima che il numero di posti vacanti in Ict in Italia passerà dai 33.000 del 2015 ai 135.000 nel 2020, una crescita del 309%.

«Era digitale e robotizzazione - dichiara Virginia Magliulo, General Manager di Adp Italia - muteranno ancora di più la vita dei lavoratori, fino ad arrivare alla piena integrazione tra uomo e tecnologia, in uno scenario in cui uomo e macchine lavoreranno insieme. Questa ricerca condotta per festeggiare i nostri 50 anni in Italia, vuole porre l'attenzione sulle opportunità che robot e digitale apporteranno, nella consapevolezza che la tecnologia nelle sue svariate declinazioni creerà un nuovo modo di concepire il lavoro».

Adp, in Italia dal 1967, conta oggi 820 dipendenti, cinque sedi – Milano, Torino, Bologna, Roma e Bari – un fatturato che nel 2016 ha raggiunto i 112 milioni di euro – di cui l'8% reinvestito in ricerca e sviluppo.

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