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Ilva, dialogo serrato per ripartire

SIDERURGIA

Ilva, dialogo serrato per ripartire

Per l’Ilva è in campo una pre-trattativa, prima del rilancio della trattativa vera e propria. Da lunedì sera tutte le parti sono al lavoro per trovare un compromesso, una nuova soluzione di partenza sulla quale riaprire la discussione: potrebbe servire una decina di giorni prima di arrivare alla convocazione di un nuovo tavolo. Lo conferma più di una fonte vicina alle diverse parti (Governo e istituzioni, azienda, sindacato) coinvolte nella vicenda.

Il lavoro non è facile, ma i confini del percorso di riavvicinamento sono stati tracciati. Il Governo si aspetta da Am Investco Italy un passo formale, una lettera o una comunicazione che fissi la base di partenza del dialogo. Si prevede, nello specifico, una riformulazione che possa trovare un punto di compromesso tra le diverse posizioni in campo, smussando le divergenze sull’interpretazione data alla massa stimata del costo del lavoro. Non si escludono però, anche approcci ai temi legati al perimetro dell’organico da riassorbire e alle componenti salariali.

«È importante ricordaci da dove siamo partiti - è l’appello del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia -. Occorre non fermarsi al conflitto sulle aspettative, entrare nel merito del confronto, seppure serrato, con la mediazione del governo; deve prevalere buon senso pragmatico nell’interesse dello sviluppo e del lavoro».

Sul fronte sindacale, la segretaria della Fiom, Francesca Re David ha riferito che i rappresentanti dei lavoratori sono «in attesa di capire. Credo che Mittal farà una proposta al Governo - ha spiegato - che rispetti gli accordi con il Governo, che non sono quelli con il sindacato». La leader Fiom distingue i due piani di discussione. «Il Governo dice che non è rispettato l’impegno sul salario di chi resta, noi diciamo che non sono scindibili i due temi: occupazione totale e lavoratori degli appalti». Per Marco Bentivogli, segretario della Fim, il prossimo incontro va giocato «a carte scoperte. Condizioni contrattuali, no ai licenziamenti, ambiente - ha detto -: va sollecitata tutta la cordata, Mittal-Marcegaglia-Banca Intesa, sulle condizioni per costruire un negoziato proficuo». Il ministro per la Coesione Claudio De Vincenti ha ricordato ieri che i «lavoratori eventualmente non riassorbiti non saranno licenziati, ma resteranno all'amministrazione straordinaria e saranno utilizzati per bonifiche e risanamento ambientale attorno allo stabilimento».

Il precedente più vicino a questa vertenza risale a poco più di due anni fa, e riguarda la cessione della ex Lucchini a Cevital (il gruppo algerino, oggi dichiarato inadempiente nell’attuazione del piano). Dal verbale di accordo emerge che anche Cevital, che rilevò in continuità tutti i 1.956 dipendenti, operò un drastico taglio salariale, applicando «ex novo ed esclusivamente i trattamenti economici minimi tabellari e normativi previsti dal contratto», azzerando di fatto ogni elemento retributivo (superminimi, forfetizzazione per straordinari, elementi perequativi) e derivanti dalla contrattazione aziendale. Dopo la trattativa sindacale si salvarono scatti di anzianità pregressi (congelati per 3 anni), qualifica, inquadramento e alcuni istituti.

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