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Mattioli nuovo presidente di Confitarma

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Mattioli nuovo presidente di Confitarma

Difesa della competitività del settore attraverso il registro navale internazionale, sostegno alla formazione, grande attenzione sull’abbattimento delle emissioni navali e guerra alla burocrazia. Con un sogno nel cassetto: la nascita di un ministero del Mare.

Sono, in sintesi, le linee guida su cui si concentrerà il nuovo presidente di Confitarma, Mario Mattioli, eletto all’unanimità dall’assemblea della Confederazione italiana degli armatori, riunitasi in sessione privata. Mattioli, al vertice della compagnia di navigazione Augusta (specializzata in rimorchiatori e offshore), succede, nella carica, a Emanuele Grimaldi.

Confitarma, ha detto, «porterà avanti la sua azione anche nell’ambito dei rapporti con Confindustria e con la Federazione del mare, che da anni è l’unico organismo in grado di dare voce al cluster marittimo nel suo insieme con un’azione costante, forse silenziosa ma di sicuro valore: Federazione che potrà rivedere la sua organizzazione in funzione di nuove esigenze manifestate dalle associazioni ad essa aderenti».


«Cercherò con tutte le mie forze - ha aggiunto - di continuare sulla stessa strada che ha portato vantaggi all’armamento italiano, consapevole del fatto che essere presidente di Confitarma significa assumere la responsabilità di rappresentare una categoria importante del nostro Paese, caratterizzata da peculiarità che ci rendono completamente diversi dalle altre categorie imprenditoriali soprattutto per il suo carattere internazionale».

Facendo riferimento al momento non facile vissuto negli ultimi tempi dall’associazione, contrassegnato dall’uscita di alcuni armatori, Mattioli ha ricordato: «Confitarma è sempre stata un esempio di unità; ora qualcosa è cambiato. Ma occorre avere sempre chiara la mission dell’associazione, che non è privilegiare un socio o un altro, bensì trasmettere le istanze della categoria che rappresenta a chi legifera. Il denominatore comune è l’interesse di tutti».

L’auspicio, ha proseguito, «è che nell’associazione ci siano tutti gli armatori: nessuno può pensare che non ci sia spazio anche per il suo competitor. Il cluster del mare deve andare avanti e non mediare su interessi commerciali».

Dal punto di vista della linea “politica”, Mattioli sottolinea la volontà di «mantenere il Registro navale internazionale, senza modificarlo in modo peggiorativo. Poi bisogna puntare sulla competitività, che significa formazione, con il sostegno alle scuole del settore, come l’Accademia della marina mercantile di Genova, l’Its Caboto di Gaeta e l’Accademia nautica dell'Adriatico di Trieste».

Secondo Mattioli, «occorre poi supportare le iniziative per abbattere le emissioni della navi, come richiesto dall’Ue, guardando alle infrastrutture per il Gnl ma anche ai sistemi ibridi per contenere le emissioni durante le soste in porto».

Infine, «è necessaria un’ulteriore sburocratizzazione perché, nonostante l’esistenza del Registro internazionale, avere la bandiera italiana continua costare un po’ di più che averne una di altri Paesi. Vi sono, inoltre, tempi sempre troppo lunghi, in Italia, nel percorso per arrivare a uniformarsi alle normative internazionali. Una tendenza da correggere».

Infine una speranza: «Il nostro sogno – conclude Mattioli – è avere un ministero del Mare, perché il settore marittimo in Italia è strategico, anche in vista della realizzazione della nuova Via della seta, su cui la Cina sta investendo cospicuamente».

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