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L’Italia scala la classifica mondiale dei campioni dei robot

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L’Italia scala la classifica mondiale dei campioni dei robot

(Bloomberg)
(Bloomberg)

Molte volte le multinazionali ci hanno chiesto di seguirle all’estero. Ho sempre detto “no”, perché il mercato globale noi vogliamo sfidarlo da qui». Missione finora riuscita, quella di Marco Grilli, numero uno di Omas, grazie in particolare agli investimenti in automazione, che hanno portato in pochi anni la piccola azienda metalmeccanica marchigiana ad inserire nel ciclo produttivo ben 35 robot: quasi uno ogni tre addetti. Un caso quasi unico, considerando che la media mondiale vede un rapporto di uno a 135 (74 robot ogni 10mila addetti), ma non certo un’esperienza isolata nell’Italia del 2017, che vede anche dal lato dell’automazione “spinta” una crescita dei volumi innescata dai bonus di Industria 4.0.

I dati presentati ieri nelle sede di Ucimu da Siri, Associazione italiana di robotica e automazione, confermano per l’Italia una delle migliori posizioni nel ranking globale: sesta piazza al mondo per nuove installazioni di robot nel 2016, ottava (dalla 10a del 2015)per intensità di utilizzo. Le prospettive 2017 paiono favorevoli, grazie in particolare all’apparato di incentivazione che sostiene gli investimenti in automazione, con un consumo interno di robot visto in crescita dell’8%, oltre i 700 milioni di euro. «Un quadro positivo - conferma il presidente di Siri Domenico Appendino - anche in assenza di forti nuovi investimenti dal lato dell’auto. Il che significa che tutti gli altri settori dell’economia si stanno comportando egregiamente».

LE PREVISIONI
Fornitura annuale dell'industria dei robot nel mondo: dati 2008-2016 e stime 2017-2020 (Fonte: IFR World Robotics 2017)

Lo stock di robot, sottocategoria delle macchine utensili che riguarda i “manipolatori” con almeno tre gradi di libertà, è arrivato in Italia a 62mila unità, quasi ai livelli pre-crisi. Risultato di una prima ripresa del ciclo di investimenti che prosegue anche in questi mesi. «Abbiamo investito negli anni svariati milioni - spiega Renzo Pagliero - e adesso con l’iperammortamente acceleriamo, con altre macchine in arrivo entro fine anno». Per Multitel Pagliero, 80 milioni di ricavi nelle piattaforme aeree, si tratta di quasi tre milioni di nuovi impegni, tra robot di saldatura e nuovi centri di lavoro. «Diversamente non puoi competere - spiega l’imprenditore - e solo così possiamo ridurre i costi di produzione e battere la concorrenza dei paesi low-cost». Più automazione, dunque meno addetti? Le storie esposte ieri nella tavola rotonda organizzata da Siri raccontano in realtà storie opposte, con aziende capaci di innovare aumentando l’organico. «Quattro ani fa eravamo 160 - spiega Pagliero - mentre oggi siamo quasi 100 in più».

Situazione analoga per Sabaf, multinazionale di componentistica che dall’inserimento del primo robot, nel 1994, ha più che raddoppiato gli addetti. I robot nel gruppo ora sono più di 100 e consentono di gestire la crescente complessità del business, che in pochi anni ha visto esplodere il numero di referenze e ridursi drasticamente i lotti medi di produzione. «Per rispettare i tempi di consegna abbiamo spinto l’acceleratore sull’automazione - spiega il direttore tecnico Massimo Dora - ma in questo modo abbiamo anche riqualificato il lavoro degli addetti. Eliminando le mansioni più ripetitive e “liberando” tempo per altre attività, ad esempio la supervisione dei macchinari. Sulla linea dove abbiamo testato questi cambiamenti gli addetti sono aumentati da 82 a 102. Quindi, se dovessi fare una sintesi, direi che il robot ci fa crescere». «Anche per noi - aggiunge l’ad di Newform (rubinetteria) Marco Galvan - la robotica è stata vitale, permettendoci di migliorare la qualità eliminando operazioni non a valore aggiunto: azioni e interventi spesso suggerite proprio dai nostri addetti, che hanno partecipato attivamente all’intero processo».

«Così è accaduto anche in Camozzi - spiega il direttore generale di Camozzi digital Cristian Locatelli - con l’inserimento delle prime isole robotizzate che integrano il lavoro dell’uomo con quello delle macchine». Coesistenza a cui crede fortemente Marco Bentivogli, segretario generale Fim Cisl, voce controcorrente in un sindacato che in media prende le distanze e vede in qualche caso automazione come sinonimo di disoccupazione. «La fine del lavoro - spiega - è una fake news. Anche perché quando negoziamo accordi di reshoring, la presenza di tecnologia 4.0 è quasi sempre uno dei pre-requisiti. Di fatto, credo che questa sia per l’Italia l’ultima possibilità di rimettere al centro la manifattura. Anche il sindacato deve diventare “smart”, mentre alle aziende chiedo di coinvolgere le persone e di investire su di loro. Ecco perché credo che il diritto soggettivo alla formazione nel nuovo contratto dei metalmeccanici sia un elemento fondamentale».

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