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La Russia riparte e il design made in Italy torna a investire

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La Russia riparte e il design made in Italy torna a investire

Corsie e stand espositivi pieni; visitatori interessati a comperare e non solo a guardare; ordini firmati per nuove forniture e nuovi negozi. Il verdetto sembra unanime: il mercato russo è tornato. Non lo dicono soltanto i numeri sulle esportazioni di mobili italiani verso Mosca (+0,2% nel primo semestre del 2017, dopo tre anni di crolli a doppia cifra) e le buone previsioni per i prossimi mesi.

Lo confermano i risultati della 13esima edizione dei Saloni WorldWide di Mosca, che dall’11 al 14 ottobre scorsi ha portato nella capitale russa una selezione delle aziende e dei prodotti presenti lo scorso aprile al Salone del Mobile di Milano. Gli organizzatori stimano un aumento di oltre il 10% delle presenze in quattro giorni – rispetto all’anno scorso. Ma la soddisfazione delle imprese che hanno esposto deriva anche da tutto quello che sta dietro i numeri dell’affluenza: «È stata una festa – commenta il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti -. Abbiamo percepito la ritrovata fiducia da parte dei buyer russi, che sono arrivati non soltanto da Mosca e San Pietroburgo, dove ormai le aziende italiane sono presenti e radicate, ma anche dalle province più lontane della Federazione russa e dai Paesi confinanti, dove è più difficile farsi conoscere e instaurare contatti».

Italia secondo fornitore in Russia
I principali Paesi Fornitori di arredamento in Russia. Valore nel 2016 in euro e var% sul 2010 (Fonte: Centro Studi FederlegnoArredo)

Dopo due anni di “resistenza” ai contraccolpi della crisi dell’economia russa e delle sanzioni internazionali, dunque, «questa edizione ha segnato un evidente cambio di passo», commenta Luti. Non solo sono tornati in massa i visitatori, ma sono inoltre arrivati clienti nuovi ed è tornata la voglia di investire per intercettare il clima di ripresa economica diffuso nel Paese. «Il mercato si è sbloccato – conferma il presidente di FederlegnoArredo, Emanuele Orsini – e le prospettive sono buone, sia perché c’è grande attenzione per il made in Italy, sia perché anche gli investimenti immobiliari sono in ripresa: nel 2017 si prevedono nuove abitazioni per 88 milioni di metri quadrati, che saliranno a 94 milioni l’anno prossimo».

Certo non sarà facile tornare ai livelli (record) del 2013, quando le esportazioni italiane di arredamento e illuminazione avevano superato i 900 milioni di euro (contro i 506 del 2016) ma, anche sulla base della sostenuta ripresa dell’export complessivo italiano in Russia nei primi sette mesi di quest’anno, le premesse per una rapida ripresa ci sono tutte. Le incertezze, soprattutto di natura politica, non siano del tutto superate, ma l’Italia rimane nonostante tutto il secondo Paese fornitore di arredamento in Russia, con una quota di mercato del 24,5%, seconda solo alla Cina (che detiene il 36,1%) e ben distante dalla Germania, al terzo posto con il 9,8%.

L’interesse principale delle imprese italiane è ora radicarsi maggiormente e più diffusamente sul territorio russo e sui territori limitrofi. A questo scopo sono stati organizzati oltre 3mila incontri B2B tra le aziende italiane e 120 buyer invitati al Salone di Mosca grazie al programma di promozione portato avanti nei mesi scorsi da FederlegnoArredo e Ice in 24 Paesi (oltre alla Russia, anche Bielorussia, Armenia, Georgia, Azerbaijan, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). «Ci siamo dati appuntamento fra tre mesi con i responsabili dell’ufficio Ice di Mosca per fare un follow up di questi incontri e capire quanti si sono trasformati in ordini e contratti veri e propri – spiega Orsini -. La nostra volontà è infatti garantire una maggiore continuità dell’azione in questo Paese, che vada oltre i quattro giorni della fiera».

Sulla stessa linea il presidente del Salone, Claudio Luti: «C’è un enorme potenziale su questo mercato, non dobbiamo mollare, ma anzi intensificare. Non bastano quattro giorni di fiera, occorre creare relazioni più frequenti e diffuse su tutto il territorio, che è molto vasto. I buyer che abbiamo incontrato ci hanno dimostrato di avere grande interesse per il made in Italy. Vogliono conoscerci meglio e cercano contatti più stretti».

Il lavoro inizia subito: «Faremo al più presto delle riunioni con gli imprenditori italiani – chiosa Luti –, per decidere come organizzare al meglio le attività dei prossimi mesi e arrivare l’anno prossimo a un Salone con più eventi e più espositori, coinvolgendo il maggior numero di marchi di riferimento di gamma alta». «Siamo già al lavoro per l’edizione del prossimo anno – conferma il presidente di Fla Orsini –. Con l’obiettivo di una maggiore continuità sul territorio, ma anche di una maggiore qualità, per attrarre al Salone tutti i brand più importanti».

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