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Paradosso Italia: bene l’export ma il numero di imprese che esportano…

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Paradosso Italia: bene l’export ma il numero di imprese che esportano è basso

Non ci sono solo i primati e i risultati delle esportazioni che hanno sostenuto in modo determinante l’avvio della ripresa. L’internazionalizzazione è ancora debole se si guarda al numero di imprese che esportano e i dati della cabina di regia sull’internazionalizzazione che si è svolta ieri al ministero dello Sviluppo economico spiegano questa dicotomia ancora irrisolta.

«Gli ottimi risultati raggiunti con il piano straordinario per il made in Italy nell’ultimo triennio - dice il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda - non consentono di abbassare la guardia. Perché il grado di internazionalizzazione delle nostre imprese è ancora insufficiente. Solo quando raggiungeremo il rapporto export/Pil della Germania (di poco sotto il 50%, ndr) potremmo essere soddisfatti. Il numero di imprese che esportano resta troppo basso».

Aumentare il bacino degli esportatori abituali è la principale linea guida del piano per il 2018. La crescita c’è ma è ancora lenta: 7mila le nuove imprese che si sono affacciati nei mercati internazionali nel 2015 rispetto alla media del 2005-2014. Un andamento non sufficiente a raggiungere il numero di 7.500 nuovi esportatori che era stato posto tra gli obiettivi del piano.

Nel complesso, a supporto delle nuove iniziative del triennio 2018-2020, si punta a impiegare 193 milioni, di cui 150 milioni come stanziamento straordinario aggiuntivo nella legge di bilancio. Ma l’inserimento nel disegno di legge appena varato dal governo è ancora incerto e la dote potrebbe scendere almeno a 100 milioni (il provvedimento è stato varato “salvo intese” e nei prossimi giorni sono ancora possibili modifiche e integrazioni).

Le risorse serviranno a sostenere una serie di azioni promozionali con focus su 27 Paesi in senso più ampio e 15 in relazione all’organizzazione di missioni: Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Messico, Brasile, India, Cina, Iran, Russia, Albania, Algeria, Kenya, Marocco, Polonia, Tunisia. Tra le misure in campo ci sono la seconda edizione degli incentivi per gli export manager (disponibili 26 milioni), nuovi accordi per l’utilizzo di piaffatorme di distribuzione e la formazione tematica sul tema dell’e-commerce e della digitalizzazione. Il secondo capitolo del piano, cioè l’attrazione degli investimenti esteri, prevede tra le altre cose la creazione di un gruppo di lavoro interministeriale per migliorare il posizionamento dell’Italia nei diversi ranking internazionali elaborati da organizzazioni ed enti internazionali.

Nel complesso, secondo le linee illustrate ieri, nel 2018 l’obiettivo è non disperdere e se possibile migliorare i risultati del 2015-2017. Le conclusioni della cabina di regia, alla quale hanno partecipato oltre a Calenda il ministro degli Esteri Angelino Alfano, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, il sottosegretario Ivan Scalfarotto e i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali, indicano in 524 milioni le risorse destinate all’internazionalizzazione nel triennio 2015-2017, di cui poco meno di 200 milioni in via di utilizzo nel corso di quest’anno. Del totale di risorse, 338 milioni si riferiscono al piano straordinario, le altre sono risorse ordinarie impiegate dall’Agenzia Ice.

Le slide illustrate dal sottosegretario Scalfarotto sintetizzano che sono state finanziate 50 manifestazioni fieristiche e conclusi accordi commerciali con la grande distribuzione in Usa, Giappone, Regno Unito, Cile e Canada che hanno coinvolto 3.380 imprese per un complesso di 250,5 milioni di acquisti aggiuntivi. Sono nel frattempo cresciuti i numeri del polo unico Sace-Simest sotto l’ombrello della Cassa depositi e prestiti, con 22,4 miliardi tra garanzie, finanziamenti e partecipazioni deliberate (+30% sul 2015) e un valore di portafoglio delle operazioni assicurate cresciuto del 6% a 87 miliardi.

Alle spalle - evidenziano le conclusioni della cabina di regia - c’è un biennio, il 2015-2016, che ha fatto segnare livelli record sia in termini di fatturato (4117 miliardi di euro, dai 398 del 2014) che di saldo attivo della bilancia commerciale (+51,5 miliardi).

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