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I bonus 4.0 spingono la corsa dell’indotto meccanico

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I bonus 4.0 spingono la corsa dell’indotto meccanico

Cinque persone assunte in pochi mesi. E un nuovo centro di lavoro da 20 metri per irrobustire la produzione. Per avere un’idea chiara degli effetti dei bonus 4.0 sull’industria meccanica è opportuno venire qui, a Rivalta, alle porte di Torino, seguendo a ritroso la filiera dei fornitori che ha come mercato di sbocco il comparto delle macchine utensili. Comba, 50 addetti e 11 milioni di ricavi (90% nei macchinari), è uno di loro, impegnato in lavorazioni meccaniche e di carpenteria per costruire le strutture di torni, presse e centri di lavoro.

«Da aprile in poi - racconta l’ad Luca Comba - abbiamo ricevuto molte richieste per impianti di grandi dimensioni -, abbiamo ordini fino a gennaio e svariate trattative aperte: il mercato è decisamente ripartito e qui stiamo correndo tutti per rispettare i tempi di consegna, dando lavoro aggiuntivo anche ad altre imprese qui attorno». Tra queste, l’indotto dell’indotto, la piccola Tfm, altra ditta di lavorazioni meccaniche piemontese, che a sua volta ha appena assunto una persona e acquistato tre nuovi impianti di lavorazione.

L’ANDAMENTO
L'industria italiana della macchina utensile, automazione e robotica; anno 2017 è una previsione. Dati in milioni di euro (Fonte: Centro Studi Ucimu-Sistemi per produrre)

Certo, anche gli stessi costruttori di macchinari, alla luce del picco di domanda, investono e assumono. Ma è qui, tra le migliaia di sub-fornitori meccanici a monte della filiera, architrave del sistema industriale italiano, che si crea un effetto moltiplicativo potente. Allargamenti di organico e inserimento di nuovi beni strumentali che diventano da un lato necessari per affrontare il picco di domanda a valle, dall’altro fortemente facilitati, grazie all’apparato di incentivi legato ai beni di Industria 4.0. Spinta che per i costruttori ribalta i tradizionali rapporti di forza: fino a quattro anni fa l’export valeva i tre quarti delle vendite, ora venti punti in meno. «In termini di crescita - spiega l’ad di Bucci Industries Tomaso Tarozzi - l’Italia è il nostro mercato migliore: mi sto ingegnando in ogni modo per aumentare la capacità produttiva».

«I nostri acquisti verso la rete di fornitura italiana - spiega il responsabile acquisti di Blm Nicola Vaiz - si muovono di conseguenza, si tratta di una decina di milioni di euro in più rispetto allo scorso anno». Per il costruttore di laser (+40% la domanda italiana nel primo semestre), l’Italia ora vale oltre il 20% dei ricavi, peso specifico raddoppiato rispetto agli anni passati. Situazione sperimentata anche altrove. «La domanda italiana è triplicata - racconta Saverio Gellini, ad della piacentina Mandelli - e la produzione è satura per un anno. Per gestire il mercato, entro tre mesi il nostro organico crescerà del 10%: un progetto avviato che ora però dobbiamo accelerare». Per la rete di fornitori a monte, una trentina di aziende italiane, significa ovviamente lavoro aggiuntivo. «Un mercato così non si vedeva da anni - confessa il responsabile vendite Italia per il settore industriale di Umbra Cuscinetti Luca Amici - e per noi si traduce in una crescita dei volumi dell’8-10%».

Sia che si tratti di presse o centri di lavoro, torni o robot, piegatrici o macchinari laser, il racconto dei costruttori non cambia: il picco di domanda nazionale si scarica anche a monte, con effetti benefici per l’intera filiera. «Questa crescita - spiega Uberto Selvatico Estense, ad del gruppo Isaf - ci consente in effetti di realizzare nuovi investimenti: un milione e mezzo quest’anno che replicheremo nel 2018, visto che il Governo ha deciso di prolungare l’iperammortamento». Il gruppo, 300 addetti nella trasformazione della lamiera, è al nuovo record di ricavi (40 milioni) e prepara nuove assunzioni. «L’italia - spiega l’imprenditore - non cresceva in questo modo da almeno 10 anni. Dalle macchine utensili stiamo ricevendo ordini fortissimi e se la ripresa diventa strutturale dovremo sicuramente assumere nuovo personale».

Emblematico è anche il caso della Pmi veneta Sartorello, specializzata in montaggi. In un anno è passata da 11 a 16 addetti, con altre due assunzioni previste entro fine anno. «Gli spazi che avevamo non bastavano più - spiega l’imprenditore, cofondatore dell’azienda insieme alla moglie - e così abbiamo investito in un nuovo capannone, valutando ora di comprare anche nuovi macchinari. Gli ordini crescono e i ricavi lievitano del 20%: questo per noi sarà un anno record».

L’associazione di categoria, Ucimu-Sistemi per produrre, stimava pochi mesi fa un consumo interno di robot per il 2017 a quota 4,25 miliardi, a ridosso dei massimi pre-crisi. Dato già rivisto al rialzo rispetto alle stime precedenti e che forse leiviterà ancora, alla luce della corsa degli ordini interni(+68,2% tra luglio e settembre) oltre le attese. Anche perché a mettersi “in coda” sono gli stessi fornitori di lavorazioni e componenti, che alimentano richieste di automazione in termini di macchine utensili ma non solo. «Stiamo investendo in magazzini verticali automatici - spiega il titolare della bresciana Olma (meccanica di precisione) Fabio Pierini - e allo stesso tempo cerchiamo nuova manodopera specializzata. Disperatamente, perché la verità è che fatichiamo a trovarla».

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