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La prima «Big Pharma» cinese sbarca in Italia e investe 25 milioni di…

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La prima «Big Pharma» cinese sbarca in Italia e investe 25 milioni di euro

Dopo Polonia, Regno Unito e Germania, Techdow Pharma – costola commerciale del gruppo farmaceutico cinese Hepalink – si prepara a sbarcare anche in Italia, inizialmente per distribuire il primo farmaco biosimilare dell’enoxaparina sodica (un anticoagulante per le malattie tromboemboliche), ma con in programma una pipeline di prodotti innovativi in ambiti terapeutici come oncologia, malattie cardiovascolari e diabete, oltre a future acquisizioni.

Si tratta della prima «Big Pharma» cinese che ha ottenuto l’autorizzazione per la vendita dei propri prodotti sul mercato europeo, dopo aver ottenuto le autorizzazioni anche negli Stati Uniti, in Australia e in Brasile. In Italia, i farmaci saranno in commercio a partire da fine anno, mentre dal 2018 Techdow arriverà anche in Francia e Spagna.

Per il nostro Paese il piano di investimenti è di 25 milioni in tre anni, spiega l’amministratore delegato designato per l’Italia Giorgio Foresti, che si insedierà ufficialmente dal 1° dicembre prossimo: «Si tratta di un percorso crescente: circa 5 milioni nel 2018, 8 milioni nel 2019 e 12 nel 2020».

E se Bruxelles deciderà di assegnare a Milano la sede dell’Agenzia del farmaco, la capogruppo cinese sceglierà il capoluogo lombardo per insediare il proprio Headquarter europeo: «Ne stiamo discutendo in questi giorni con i colleghi cinesi – precisa Foresti –: attendono di conoscere quale città ospiterà l’Ema per aprire il proprio quartier generale».

Per ora, a Milano Techdow apre la sede italiana, che sarà operativa da novembre con uno staff di circa 20 persone in corso di selezione.

Quotata alla Borsa di Shenzen, la holding Hepalink, con circa 2 miliardi di capitalizzazione, è tra i leader mondiali di produzione di eparine e punta a conquistare in Europa una quota di mercato superiore al 30% entro tre anni, per raggiungere il 50% nei primi cinque anni. Obiettivo ambizioso anche in Italia che, con 250 milioni di euro di vendite di enoxaparina, è uno dei mercati più interessanti per l’azienda cinese. L’obiettivo nel nostro Paese è raggiungere il 12-15% del mercato di questo principio attivo, contribuendo a generare un risparmio di 27 milioni circa nei primi tre anni per il Servizio sanitario nazionale, grazie al minor costo (il 26% in meno) del farmaco biosimilare rispetto a quello “originator”.

Un risparmio attendibile, secondo Francesco Saverio Mennini, direttore del Centro per la valutazione economica dell’Università Tor Vergata: «Ipotizzando una penetrazione del farmaco biosimilari nel 15% del mercato per il primo anno di commercializzazione, nel 23% per il secondo e nel 30% per il terzo, è possibile stimare un risparmio progressivo per il Servizio sanitario nazionale, pari a 5,1 milioni il primo anno, 8,2 milioni il secondo e 13,6 milioni il terzo». A tendere, il risparmio cumulato arriverebbe a 34 milioni.

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